1975. La RAI programma Gamma sceneggiato su un ipotetico trapianto di cervello e scatena un dibattito bioetico sui confini della medicina e della scienza

Gamma

A distanza di tre anni dall’epocale A come Andromeda (che a sua volta si era inserito nella scia del capolavoro del ’71 Il Segno del Comando), nel 1975 la RAI torna a cavalcare l’interesse diffuso del pubblico per l’emergente genere fantathriller con la miniserie (4 puntate) Gamma.

Temi etici

Il tema è il trasferimento di cervello su un giovane pilota automobilistico infortunato, tanto che la genesi del nome deriva presumibilmente dal fatto che la lettera G corrisponde alla runa, dell’alfabeto germanico, “Gebo” che significa “dono” o “scambio”.
L’analisi verte non tanto sugli aspetti medico-scientifici, ma su quelli etici, molto attuali al tempo, non essendosi ancora esauriti quelli relativi al primo trapianto di cuore effettuato nel 1967 dal chirurgo Christiaan Barnard (1922-2001). Lo sceneggiato fu accompagnato da una storica sigla composta da Enrico Simonetti che rimase per molte settimane al primo posto dei 45 giri più venduti.

Gamma

In Francia in un futuro prossimo

La location è Créteil, in Francia, al solito in un futuro prossimo ma imprecisato.
A differenza di altre serie televisive che avevano anticipato alcune tecnologie che poi avrebbero effettivamente contraddistinto il futuro (come, nel caso di S.H.A.D.O. – UFO, i cercapersone, i cellulari e i computer connessi), Gamma non si spinge molto in là, limitandosi a prevedere videotelefoni (ma con disco combinatore), computer con schede perforate, stampanti ad aghi, auto Citroën dalla linea comunque avveniristica nonché le fotocamere (non digitali però, ma basate sull’uso della pellicola).

Lettura dei pensieri

La vera intuizione di Gamma, poi ripresa da altri film,  è invece la possibilità per le forze dell’ordine di individuare gli autori di crimini attraverso la visualizzazione dei loro pensieri.

La pena capitale

Curiosa invece la persistente presenza della pena capitale attraverso la gigliottina (siamo in Francia, dove tale forma di esecuzione sarebbe stata impiegata per l’ultima volta nel 1977 e abrogata nel 1981).

  • Commercio del futuro

La trama

La storia parte dall’esecuzione (appunto tramite ghigliottina) di Daniel (impersonato dall’attore Guido Tasso),  un giovane condannato per l’omicidio di un poliziotto su sobillazione di Marianne Laforet (Laura Belli, 1947), una affascinante e spietata trafficante di droga.

Il trapianto

Poco tempo dopo, il pilota Jean De la Foi (Giulio Brogi, 1935-2019), cognato di Daniel, riporta danni cerebrali irreversibili a seguito di un incidente in un autodromo (che nella location è quello di Monza).
Il neurochirurgo d’avanguardia dr. Duval (Sergio Rossi, 1921-1998) sfrutta l’occasione per tentare il primo trapianto di cervello su di un essere umano, tenendo però segreto il donatore.

Gamma

Trapianto di personalità

L’intervento ha successo, ma, dopo una lunga riabilitazione che consente a Jean di ricostruire ricordi e personalità apparentemente propri, cominciano a mostrarsi strani comportamenti che riconducono ad usi ed abitudini di Daniel.
Nonostante le rassicurazioni dei medici, la situazione precipita quando Jean si reca dove lavora Marianne Laforet e la strangola.

Gli aspetti etici

Arrestato e consapevole della condanna capitale, Jean fugge, ma la polizia, attraverso le citate visualizzazioni mentali lo rintraccia.
Durante il processo il dottor Duval è costretto a svelare alla corte e a Jean stesso l’intervento effettuato sul paziente in fin di vita, scatenando in lui una drammatica reazione emotiva e introducendo un dibattito internazionale di ordine bioetico (il cervello è solo un contenitore?).

L’epilogo

Nonostante le incongruenze della ricostruzione, Jean viene giudicato colpevole sia dalla giuria che dal computer e condannato a morte.
Tuttavia, un colpo di scena finale, basato su una sua intuizione, consente a Jean di risolvere la tensione dei quattro episodi, assicurandosi la salvezza e comprendendo la sensatezza dell’intervento subito.