Anni 70. Insieme alle sexy commedie è il momento del poliziottesco. Da Banditi a Milano a La polizia ringrazia col cliché del commissario solitario, disilluso ed esasperato

poliziottesco

Tra la fine degli anni ’60 e la prima metà dei ’70 al Cinema si fa spazio un nuovo filone che, insieme a quello della cd. commedia-sexy, occuperà i grandi schermi per un decennio.
Parliamo del poliziottesco, un’evoluzione tutta italiana e spesso trash del poliziesco USA.

Svegliati e uccidi

Tecnicamente il primo film ascrivibile all’area poliziottesca è Svegliati e uccidi del 1966, di Carlo Lizzani, con Robert Hoffmann nella parte del criminale milanese Luciano Lutring. Tuttavia, i cinefili più integralisti retrodatano la nascita del modello addirittura al 1931, con l’uscita di Corte d’Assise di Guido Brignone.

Banditi a Milano e La polizia incrimina, la legge assolve

In realtà i più associano il poliziottesco con Banditi a Milano (1968), pure di Lizzani, con Tomas Milian (1933-2017, nella parte del commissario) ed un indimenticabile Gian Maria Volonté (1933-1994, nel ruolo del vero criminale torinese Pietro Cavallero) e ancora di più con La polizia ringrazia (1972, ispirato al Golpe Borghese) di Stefano Vanzina (Steno) del 1972, con Enrico Maria Salerno (1926-1994). Ma a fare da spartiacque tra il poliziesco ed il poliziottesco è soprattutto La polizia incrimina, la legge assolve di Enzo G. Castellari del 1973, con protagonista Franco Nero (1941). Film, che secondo gli specialisti, consacrò definitivamente il genere.

Il layout del film americano

Il poliziottesco italiano trae origine dal layout di film americani  come Serpico (con Al Pacino), l’Ispettore Callaghan (Clint Eastwood) e Il braccio violento della legge (Gene Hackman), che hanno quale minimo comune denominatore poliziotti, solitari, atletici, di sovente bevitori, delusi, disillusi, divenuti intolleranti alle inefficienti regole giuridiche in un contesto di degrado metropolitano.

Gli italiani

Gli alter ego dei vari Al Pacino, Eastwood e Hackman, furono da noi Maurizio Merli (1940-1989, trilogia del Commissario Betti), lo sfortunato Franco Gasparri (1948-1999, Mark il Poliziotto), cui sarebbe seguito lo spin-off del poliziottesco comico, di norma romano, lanciato con Tomas Miliam (Commissario Giraldi), da non confondere con la saga del delinquente buono (Er monnezza), sempre interpretato da Tomas Milian.

Contaminazione di generi

Sulla scia dei fumetti per adulti al tempo imperanti, il poliziottesco mischia i generi: dal noir, all’horror (giungendo allo splatter) passando per il soft-core.
Il filone di regola sfiora solamente la denuncia sociale, tipica di altri film del tempo (su tutti Indagine su un cittadino al di sopra di ogni sospetto del 1970 diretto da Elio Petri ed interpretato da Gian Maria Volonté e Florinda Bolkan), ponendo l’accento più su temi “immediati”, come la deriva criminale (spesso coinvolta in affari con la politica di secondo o terzo livello), l’insufficienza di strumenti efficaci in capo alle forze dell’ordine e l’inefficacia dell’apparato giurisdizionale.

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