1977. Nei juke box suona Figli delle Stelle, il disco californiano di Alan Sorrenti precursore della disco music made in Italy

Figli delle Stelle

Con il celebre riff di chitarra funky che la caratterizza, nel 1977 Figli delle Stelle del cantante napoletano Alan Sorrenti (1950) entrò nel cuore del pubblico italiano. La canzone rimase nella top ten della Hit Parade per sedici settimane, conquistando anche la prima posizione.

La crisi artistica

Ma come venne in mente all’artista dedito fino a quel momento alla musica progressive, di virare verso atmosfere  più commerciali? Erano gli anni, in cui Alan Sorrenti viaggiava alla ricerca di una nuova identità artistica.

Figli delle Stelle 3

Poche luci tante ombre

Il nostro attraversava, infatti, un momento di crisi, a malapena rischiarato dal successo della cover di Dicitencello vuje del 1974, cantata in modalità falsetto che diverrà il marchio di fabbrica dei successi futuri.

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Il viaggio negli States

Prima tappa negli Stati Uniti, San Francisco divenne la città dell’album fusion, cantato in inglese, Sienteme, it’s time to land ma la vera svolta fu il trasferimento a Los Angeles.

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Jay Graydon

Nella megalopoli americana Alan Sorrenti conobbe il chitarrista Jay Graydon (1949), reduce dalla collaborazione con gli Steely Dan, all’epoca a lavoro con Al Jarreau (1940-2017).

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Il posto giusto

Senza dubbio il cantante napoletano si trovò al posto giusto nel momento giusto, frequentando artisti del calibro dei Toto e David Foster (1949) alle tastiere in Figli delle stelle, mentre Jay Graydon suonerà e arrangerà l’album.

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L.A. sound

Il sound di Los Angeles destinato a influenzare tanta musica, fece la fortuna di Alan Sorrenti che, di fatto, lo importò in Italia. La musica di Figli delle Stelle fu scritta in California, mentre la voce del disco che originariamente avrebbe dovuto chiamarsi Heaven, venne registrata a Milano.

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Fan contrariati

I fan di lungo corso di Alan Sorrenti non presero bene il cambio di passo dell’artista. Tuttavia, Figli delle Stelle si rivelò  rivoluzionario perché anticipò la disco music del film La Febbre del sabato sera che da lì a poco sarebbe arrivata in Italia. E, pur essendo cantato in italiano, fu precursore della Italo Disco degli anni ’80, dove l’inglese sarebbe stata la lingua predominante.

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Il messaggio del testo

Quanto al testo a detta dell’artista: “Contiene un messaggio che è stato poi chiarito e confermato anche scientificamente e cioè che noi umani deriviamo dalle stelle”. Il titolo ispirò anche l’omonimo film del 2010, diretto da Lucio Pellegrini (1965).

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I 40 anni

Nel 2017 i 40 anni di Figli delle stelle furono festeggiati con la pubblicazione dell’album in doppio cd con bonus disc, che includeva versioni inedite del brano e una nuova edizione in formato vinile 180 grammi.

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Franco Battiato

Il successo italiano venne citato anche da Franco Battiato (1945) in Bandiera Bianca del 1981: “Siamo figli delle stelle e pronipoti di sua maestà il denaro”.  (E.M per 70-80.it)

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