1968. La RAI trasmette l’Odissea e i bambini si terrorizzano vedendo Polifemo

polifemo

L’Odissea di Omero (sottotitolata Le avventure di Ulisse), fu, nel 1968, la prima produzione a colori della RAI. Anche se fu trasmessa in bianco/nero (considerato che l’avvio delle trasmissioni a colori avvenne solo nel 1977 in forma stabile). La produzione a colori trovava infatti ragione meramente nella commercializzazione internazionale della miniserie.

Polifemo

Protagonisti dello sceneggiato furono Bekim Fehmiu (1936-2010), nel ruolo di Ulisse e Irene Papas (1926), in quello di Penelope, con la direzione di Franco Rossi (1919-2000), con Piero Schivazappa (1935) e Mario Bava (1914-1980). Proprio Bava diresse l’episodio forse più noto, il quarto (degli otto complessivi): quello, cioè, di Polifemo, l’enorme ciclope pieno di peli con un unico occhio in mezzo alla fronte (per i tempi un buon esempio di tecnica cinematografica televisiva).

La storia

La vicenda è nota, sicché la riassumiamo solo brevemente.
Ulisse, tentando di proteggere gli amici, chiede a Polifemo di poterli ospitare nella sua caverna – dato che hanno bisogno di viveri – e di rispettare le leggi del dio Zeus, potente e vendicativo.
Polifemo gli ride addosso, evidenziando di essere figlio di Poseidone e quindi onnipotente e li imprigiona, con l’obiettivo dichiarato di farne cibo.
Dopo un fallimentare tentativo di fuga durante il quale Polifemo uccide due dei compagni di Ulisse, questi elabora un piano definitivo che risulterà efficace.

In vino veritas

Ulisse e compagni, riescono, infatti, con uno stratagemma ad ubriacare il mostro con del vino che si erano portati dalle barche come dono per gli abitanti di quella terra. Un vino molto speciale e tanto concentrato che, per essere bevuto normalmente, dovrebbe essere allungato con ben 20 misure d’acqua.
Il regalo, pur gradito, non basta ad ingraziarsi Polifemo, che, come unica concessione, promette a Ulisse (che gli dice di chiamarsi Nessuno) di divorarlo per ultimo.

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L’accecamento

Ulisse & soci, approfittando della sonnolenza di Polifemo indotta dal vino, arroventano quindi la punta di un tronco d’albero con l’intento di accecarlo.
L’accecamento in effetti funziona; tuttavia, l’urlo di dolore di Polifemo è tanto devastante che li fa cadere tutti a terra, mentre il ciclope, agitando le mani, crea un gran disordine e fracasso nella spelonca.

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Colpa di Nessuno

Il mostro, urlando, fa accorrere i suoi fratelli ciclopi i quali gli chiedono cosa o chi gli stia facendo del male. Alla risposta “Nessuno mi vuole uccidere!” i ciclopi dicono a Polifemo che non possono fare nulla e che lui può solo pregare Poseidone

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