1966. I Dik Dik, quando la casa discografica chiese a Pietruccio Montalbetti di impedire a Lucio Battisti di cantare

Dik Dik

Quando l’astro dei Dik Dik cominciò a brillare era l’epoca dei cosiddetti “capelloni”. Negli anni ’60 sulla scia dei successi firmati da Beatles e Rolling Stones, era infatti comparsa sulla scena musicale italiana una schiera di gruppi denominati “beat”. Ispirati in tutto e per tutto al modo di vestire e suonare dei miti d’Oltremanica.

Prima Dreamers, poi Squali

La formazione base dei Dik Dik, che prima si facevano chiamare Dreamers (poi Gli Squali), era composta da Pietruccio Montalbetti (chitarra solista), Sergio Panno (alla batteria), Mario Totaro (alle tastiere), Lallo (Giancarlo Sbriziolo, voce e chitarra) e Pepe (Erminio Salvaderi, chitarra e seconda voce).

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Raccomandati dal parroco

Nel ricco panorama musicale italiano del periodo, poteva capitare d’essere raccomandati anche dal proprio parroco. Erano gli anni in cui il salone parrocchiale di via dei Cinquecento a Milano fungeva alla casa discografica Ricordi da sala di registrazione.

Il futuro Papa Paolo VI

E proprio la biografia dei Dik Dik sembra un romanzo di avventure: furono provinati in quella sala, grazie alla “spintarella” dell’Arcivescovo Cardinal Montini, futuro Papa Paolo VI (1897-1978), dopo una telefonata del loro parroco che caldeggiava l’audizione con la Ricordi .

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L’incontro con Lucio Battisti

E proprio in quell’occasione i Dik Dik incontrarono un ragazzo riccioluto seduto al piano. Attraverso di lui si sarebbe realizzata una collaborazione alla base del loro grande successo, quantomeno nei primi anni di attività musicale. Il ragazzo introverso, tutto concentrato sullo strumento musicale, era Lucio Battisti (1943-1998).

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Canzoni brutte

Difficile pensare che Battisti sarebbe diventato quello che conosciamo: anni dopo, Pietruccio Montalbetti raccontò in un suo libro che in quel periodo le sue canzoni erano, difficile a credersi, abbastanza brutte. Tanto che la casa discografica gli chiese di tentare di dissuadere Battisti dal cantare.

Sognando la California dei Mama & Papas

A sottolineare gli intrecci del destino, cruciale sarebbe stato per la carriera del cantante di Poggio Bustone, l’incontro nel 1966 con il paroliere del pezzo che aveva lanciato i Dik Dik proprio quell’anno: Sognando la California. Cioè la cover italiana del successo mondiale dei Mamas & Papas, California dreamin’ (1965) che sarebbe rimasta nella hit parade di Lelio Luttazzi stabile per molte settimane nel 1966 al secondo posto, superata solo da Strangers in the Night di Frank Sinatra. Stiamo parlando di Mogol (Giulio Rapetti, 1936), cui (altro curioso intreccio) proprio Battisti aveva segnalato l’originale brano USA da riscrivere in italiano.

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I Dik Dik

Una volta divenuti Dik Dik, il complesso realizzò con il contributo della premiata ditta Mogol-Battisti, una serie di cover e inediti, divenuti grandi successi nella storia della musica italiana.

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Canzoni da hit parade

Dalla citata Sognando la California (1966), a Senza Luce (1967) – riuscita cover di A Whiter Shade of Pale dei Procol Harum -, passando per Il Vento (1968), firmata Mogol- Battisti. E ancora da Il primo giorno di primavera (1969) – con Lucio Battisti alla chitarra acustica e Pino Presti (1943, poi divenuto famosissimo compositore ed arrangiatore di Mina, 1940) al basso elettrico – a Io mi fermo qui (1970), a L’isola di Wight (1970) – bella cover di Wight Is Wight del cantautore francese Michel Delpech (1946-2016) – per arrivare a Viaggio di un poeta (1972).

Cover e non solo

La scomparsa di Pepe Salvaderi, intervenuta il 19/12/2020, cofondatore del complesso e amante della musica fin da bambino, riporta alla memoria quegli anni in cui la radio suonava le canzoni dei Dik Dik. Destinate ad entrare nella storia. (E.M. per 70-80.it)

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