1901. Nasce il Meccano, il gioco di costruzioni che avrebbe accompagnato diverse generazioni col principio del Make & Know

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Inventato e brevettato nel 1901 da Frank Hornby (1863-1936), semplice commesso di Liverpool, col nome Mechanics Made Easy (meccanica resa facile o “meccanica per tutti”), il Meccano ha accompagnato 6 generazioni di ragazzi.
Tanto fu il successo del gioco nel corso del Novecento che tra il 1916 e il 1963 venne pubblicata la rivista Meccano Magazine.

Il Meccano nell’idea geniale di Hornby

L’idea di Hornby si basava sui principi elementari dell’ingegneria meccanica. La scatola conteneva infatti strisce di metallo perforate, placche e barre, con ruote, pulegge, ingranaggi, collari ed assi per meccanismi in movimento e dadi e bulloni per assemblare i pezzi tra loro.

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Le regole

Il passo delle perforazioni era standard di 1⁄2 pollice (12,7 mm), gli assi erano calibro 8 SWG (4 mm) e i dadi e le viti avevano filettatura da 5⁄32 di pollice BSW. Gli unici attrezzi necessari per montare e smontare i modellini erano chiavi e cacciavite.

Make and know

Fu immediatamente chiaro come il Meccano non fosse solo un giocattolo, ma uno strumento educativo e istruttivo dei principi meccanici fondamentali. Il suo sistema spiegava infatti in modo pratico il funzionamento delle leve e degli ingranaggi, al punto che il nome divenne acronimo di “make and know” (“fai e conosci”).

Presto il Meccano diventò popolare e si diffuse in tutto il mondo

Nel settembre del 1907 Hornby registrò il modello di Meccano presso l’ufficio brevetti e nel maggio 1908 fondò la Meccano, che, all’inizio della I^ Guerra Mondiale (nel 1914), si trasferì in un nuovo complesso industriale in Binns Road, sempre a Liverpool.
Lì si insediò la Meccano Ltd., headquarter per 60 anni delle successive fabbriche in Francia, Spagna, Argentina.

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Le prime trasformazioni

I primissimi set di Meccano avevano parti realizzate in modo sommario, con le finiture delle strisce e delle placche in metallo a stagno, con pericolosità indotte dal mancato arrotondamento delle estremità.
Nel 1907, tuttavia, già le strisce di metallo erano diventate di acciaio, arrotondate e nichelate, mentre le rondelle e gli ingranaggi erano fabbricati in ottone. I primi set con il nome Meccano seguivano la numerazione dall’1 al 6.

Il Meccano n. 7

Nel 1922, iniziò la produzione delle attrezzature Meccano n. 7, il più grande realizzato fino a quel momento. Il set n. 7 divenne subito il più richiesto, grazie alla relativa disponibilità del prodotto, alle infinite possibilità di costruzione del giocattolo e all’affermazione del brand.

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Quello a colori

In occasione del 25° anniversario del brevetto, nel 1926, Hornby introdusse il Meccano a colori, semplicemente colorando le parti da assemblare in rosso o in verde.

Rosso, verde e ottone

Inizialmente i piatti del Meccano erano in rosso-chiaro e le articolazioni erano in verde pisello. Tuttavia, con l’andar del tempo le parti assunsero colori più scuri: strisce e travi diventarono verde scuro, i piatti rosso bordeaux, rotelle ed ingranaggi invece rimasero color ottone.

Oro

Nel 1934 i colori cambiarono ancora: travi e strisce stavolta presero il color oro, mentre i piatti divennero azzurri con linee dorate incrociate, ma solo da un lato, restando l’altro lato azzurro a tinta unita.

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I cambiamenti degli anni ’60

Un nuovo moderato cambiamento nei colori ci fu nel 1958, si arrivò ad una combinazione rosso-chiaro e verde che però ebbe vita breve dato che nel 1964 ci fu un cambiamento radicale che diede luogo alle combinazioni di nero e giallo. Tra il ’58 e il ’64 però vennero prodotte almeno 90 nuove parti del Meccano, l’imballaggio si modernizzò, si realizzarono 10 nuovi set, vennero introdotti i primi pezzi di plastica e fece la sua comparsa il diagramma esploso delle istruzioni.

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Anni settanta

Nei primi anni sessanta Meccano Ltd iniziò ad avere problemi finanziari e nel 1964 venne comprata da Lines Bros Ltd (Tri-ANG). Nel tentativo di ridefinire l’immagine del Meccano, fu modificata nuovamente la colorazione, rendendo gialle le barre nere e le strisce e le travi argentate. L’argento venne presto sostituito dallo zinco nel 1967, per cui le parti argentate sono di facile attribuzione temporale per i collezionisti. Il giallo e il nero erano stati scelti come colori per rispecchiare fedelmente la colorazione della maggior parte dei veicoli pesanti che venivano costruiti in quel periodo, dalle gru agli escavatori.

L’elettronica

Nel 1970 comparirono per la prima volta le componenti elettroniche, mentre piatti neri diventarono azzurri. Il numero dei set viene ridotto di uno, ossia va fuori produzione il n. 9, con conseguente nuova numerazione dei set dallo 0 all’8, rinominati dall’1 al 9, mantenendo invariata l’identificazione del set n.10.

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La crisi

L’azienda Lines Bros andò volontariamente in liquidazione nel 1971 e le Airfix Industries comprarono la Meccano Ltd. nel 1972.
Nel 1978 l’assortimento dei set del Meccano fu nuovamente ridotta e modificata, ricombinando i pezzi contenuti nei set dal 2 all’8 in 6 nuovi set, etichettati A e da 1 a 5. I vecchi set n. 9 e n. 10 vennero però conservati pressoché immutati. Anche il nuovo assetto aziendale però ebbe problemi economici, sicché la Airfix, nel tentativo di contenere le perdite, chiuse la storica fabbrica di Binns Road per spostare la produzione in Francia, sotto la guida della General Mills, azienda di giocattoli statunitense fin dal 1972.

Anni ottanta: il nuovo Meccano

Nel 1981 la General Mills acquistò i macchinari della Meccano Ltd UK, acquisendo quindi il completo controllo del marchio Meccano e iniziando una radicale trasformazione della produzione. Tutti i set allora esistenti del Meccano vennero messi fuori produzione e fu progettato e proposto un nuovo assortimento di set: dai nuovi stabilimenti francesi uscivano ormai i Meccano Junior. Questi nuovi set comprendevano soprattutto parti in plastica, e potevano quindi essere assemblati solo in modellini, con la completa perdita del concept di ingegneria in miniatura da sempre fondamentale nelle scelte strategiche dell’azienda. In breve, il Meccano diventava “un semplice giocattolo”, dagli usi ridotti, con cui non si potevano più costruire veri e propri apparecchi meccanici.

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Le successioni rapide degli anni ’80 e quelle dei 2000

Nel 1985 la General Mills vendette a Marc Rebibo, un ingegnere francese che la rivendette 4 anni dopo a Dominique Duvauchelle.
Nel 2000, l’azienda fornitrice giapponese Nikko, specializzata in giocattoli, comprò il 49% della Meccano e sfruttò i suoi canali commerciali internazionali per introdurre nel mercato internazionale i prodotti radio-comandati dell’azienda. Il design e lo sviluppo dei prodotti restò per il 51% alla Meccano SN, con sede a Calais, in Francia. Tuttavia, per la forte pressione commerciale, Nikko preferì rivendere la propria quota alla Meccano SN, ancora casa madre francese ad agosto 2007.

Oggi i set del Meccano sono fabbricati in Francia e in Cina

Il Meccano è molto diverso dal giocattolo degli anni Trenta e degli anni Cinquanta: il mercato non è relativamente cambiato molto e i prodotti si rivolgono ancora ai più giovani, ma i giovanissimi appartengono a una cultura differente da quella degli anni d’oro e hanno genitori più attenti al problema della sicurezza dei giocattoli. Se il Meccano oggi si rivolge a una vasta clientela con un approccio di soddisfazione immediata del cliente, non sempre riesce a soddisfare i puristi del Meccano, ancora affezionati ai vecchi modelli e nostalgici dell’approccio più orientato all’educazione alla pratica della meccanica.