1976. Gigi Proietti, quando A me gli occhi please, suo spettacolo d’eccellenza, andò in scena per sei giorni e vi rimase quattro anni

Gigi Proietti

Non basterebbe un libro per ripercorrere l’intera carriera di Luigi Proietti detto Gigi, autentico mattatore dello spettacolo italiano di cui era la massima espressione. Classe 1940 ci ha lasciato il 2 novembre stesso giorno della nascita, una data su cui amava ironizzare.

I ricordi

Chi scrive ha avuto l’onore e il piacere di conoscere Gigi Proietti proprio nell’ambiente che amava di più: il teatro. Una volta superata l’inevitabile soggezione dovuta alla presenza di un personaggio così importante, l’attore romano si rivelava per quello che era: simpatico, affabile, sempre pronto alla battuta, legatissimo alla Capitale.

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A me gli occhi please

Fu il one man show, capolavoro di Gigi Proietti. L’attore lo aveva già provato allo Stabile dell’Aquila e in Fatti e Fattacci, programma Rai del 1975 in quattro puntate, che lo vedeva protagonista assieme a Ornella Vanoni(1934), Giustino Durano (1923-2002) e Massimo Giuliani (1951) .

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Un tappabuchi

Scritto da Roberto Lerici (1931-1992), A me gli occhi please fu proposto da Gigi Proietti al Teatro Tenda di piazza Mancini a Roma diretto da Carlo Molfese (1934). Una compagnia teatrale diede improvvisamente forfait, lasciando un buco di sei giorni nella programmazione. L’attore romano rimase in scena per quattro anni, sempre con il tutto esaurito.

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Febbre da Cavallo

E’ il film che rese Gigi Proietti, nel ruolo di Bruno Fioretti detto Mandrake, grande protagonista della commedia italiana. Diretto da Steno (1917-1988) nel 1976, l’attore amava simularne la colonna sonora scritta da Fabio Frizzi (1951), Vince Tempera (1946) e Franco Bixio (1950).

Le camicie bianche

Gigi Proietti amava le camicie bianche: ne aveva una collezione intera e amava indossarle sul palco con i pantaloni neri, considerandola una vera e propria divisa di scena. In seguito confessò di averne anche qualcuna celeste.

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Il contrabbasso

Personaggio ecclettico, Gigi Proietti sapeva suonare diversi strumenti musicali, fra cui un contrabasso con cui si era esibito in diversi locali romani.

Un vuoto enorme

Con la sua scomparsa, Proietti lascia un vuoto enorme nel panorama artistico italiano. Sinceramente non immaginiamo nessuno in grado di riceverne l’eredità. Perché era unico, nello stile e capacità interpretative. (E.M. per 70-80.it)


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