1972. Tutti in onda col baracchino CB. La Banda Cittadina 27 MHz social network ante litteram. Via agli Alce Rosso, Alfa Tango, Cane Barbone

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Erano i primissimi anni 70 e il controllo dell’etere in Italia era ancora ferreo da parte dell’allora Ministero delle Poste e Telecomunicazioni. La RAI era l’unica concessionaria per la radiodiffusione sonora e televisiva. E la detenzione di un apparato ricetrasmittente, diverso dai semplici walkie-talkie giocattolo, costituiva un reato nel nostro paese. Se non si era in possesso di una licenza da radioamatore.

Baracchini

Al contrario, negli Stati Uniti i cosiddetti baracchini – traduzione italiana fin troppo letterale del termine shack, con il quale i radioamatori d’oltreoceano definivano la propria stazione – funzionanti nella banda degli 11 metri (attorno ai 27 MHz), definita appunto Citizen’s Band (Banda Cittadina), erano popolarissimi sin dagli anni 60.

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La clandestinità

Proprio grazie a tale crescente diffusione, i prezzi di apparati ed antenne erano diventati dieci anni dopo abbordabili anche per i primi coraggiosi appassionati CB del nostro paese (un ricetrasmettitore costava attorno alle 100.000 lire dell’epoca). Coraggiosi, perché non esistendo ancora in Italia una esplicita autorizzazione all’uso di tale banda da parte dei privati, l’Escopost (organo delegato alla vigilanza sulle radiofrequenze del Ministero P.T.), quando riusciva a identificare una stazione CB, interveniva sequestrando gli apparati. E denunciando gli utilizzatori.

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Mai usare il nome di battesimo

Per questo motivo, i CB non rivelavano mai l’ubicazione della propria stazione e non usavano in radio il nome di battesimo. L’identificativo era un alias di fantasia, definito “nominativo”: Alce Rosso, Alfa Tango, Cane Barbone, ecc.

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Linguaggio in codice

Esisteva anche una sorta di linguaggio in codice, in parte ereditato da quello tecnico in uso tra i radioamatori patentati durante i collegamenti a lunga distanza, il codice Q. Ma distorto ed ampliato per descrivere la realtà quotidiana.
La cena era la “caricabatteria”; una bevuta tra amici una “carica elettrolitica”; le auto delle forze dell’ordine erano le “luci blu”; un ospedale era “il grande H“. I dialoghi si esternavano in ruote o QSO, ai quali potevano partecipare più persone, che intervenivano a turno quando l’operatore precedente gli passava la parola (“A te il microfono, Corvo Uno…“).

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CB etiquette

Tutto o quasi avveniva in modo ordinato, secondo un’etichetta non scritta. Che, almeno nei primi anni di diffusione della CB, era generalmente osservata. E che garantiva a tutti la possibilità di parlare, divertirsi e conoscersi.
Nascevano amicizie a distanza e anche qualche relazione sentimentale. Nonostante le YL ovverosia le ragazze, fossero in numero ben inferiore a quello dei maschi tra gli appassionati.

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La legalizzazione

Questo nuovo modo di comunicare e socializzare tra sconosciuti – benché ancora illegale – divenne nel giro di pochi anni così popolare che si contavano in Italia nel 1972 quasi un milione di stazioni attive. Tra queste, anche quelle di nomi noti, come Mike Bongiorno (1924-2009), la cantante Dori Ghezzi (1946), l’investigatore Tom Ponzi (1921-1997) e perfino alcuni politici, come Francesco Cossiga (1928-2010).

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Le Autorità, anche sotto la spinta di alcuni parlamentari, dovettero arrendersi e nel 1973 la Banda Cittadina venne legalizzata. Da quel momento era consentito l’uso di ventitré canali, con una potenza massima di trasmissione di 5 Watt a chi ne facesse formale richiesta al Ministero P.T.

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Esplode la moda del baracchino

La legalizzazione fornì un’ulteriore spinta alla diffusione della CB con la nascita di negozi, riviste specializzate e installatori di antenne. In breve, però, ci si rese conto che i ventitré canali concessi erano assai pochi rispetto alla marea di nuovi operatori che si riversarono nella CB dopo il 1973.

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Dopo un periodo di euforia generale, l’ambiente ordinato dei primi anni di clandestinità venne rapidamente sconvolto dai querremmatori (disturbatori). Definizione di operatori arroganti che, grazie ad amplificatori di alta potenza, sovrapponevano la propria trasmissione a quella degli altri. Provocando disordine nelle ruote e nervosismo tra i partecipanti.

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Il tramonto della Banda Cittadina

I vecchi operatori abbandonarono gradualmente la 27. Alcuni superando l’esame ministeriale ed approdando alle più regolamentate bande radioamatoriali; altri dedicandosi ad hobbies tecnologici affini, come elettronica o alta fedeltà.

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Gli anni 80 e la CB chat

Negli anni 80 i canali a disposizione erano saliti a quaranta. Ma, oramai, la Banda Cittadina era profondamente cambiata, diventando quella che oggi definiremmo chat tra giovani di zona. Che non lasciavano spazio a chi non appartenesse al loro ristretto gruppo di amicizie.

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Da social media a strumento di collegamento

Da innovativa forma di socializzazione la 27 era tornata ad essere un semplice mezzo di collegamento tra privati. E quando, nei primi anni 90, cominciarono a diffondersi i telefoni cellulari e le chat telefoniche, perse ogni residua attrattiva. Restando pressoché deserta ad eccezione di uno sparuto numero di autotrasportatori. Che continuano ancora oggi ad usare il baracchino per conversare tra loro durante i lunghi tragitti. (A.P. per 70-80.it)