1970. Il poliedrico Nino Ferrer è il protagonista indiscusso di Io, Agata e tu. Il programma che lancia Raffaella Carrà

Nino Ferrer

Io, Agata e tu è stato un varietà tv di successo trasmesso il sabato sera della primavera 1970 (dal 14 marzo all’11 aprile) sul Programma Nazionale (l’attuale Raiuno) con la conduzione dell’istrionico Nino Ferrer (1934-1998), del già famoso Nino Taranto (1907-1986), dell’esordiente (in tv) Raffaella Carrà (1943) e con la partecipazione di Isabelle de Valvert (1951) nel ruolo di “Agata”.

L’idea

Dino Verde (1922-2004) e Bruno Broccoli (1922-2016) erano gli autori del programma, con regia di Romolo Siena (1923-2004) e orchestra diretta da Enrico Simonetti (1924-1978).
Il curioso titolo discendeva da una canzone omonima di Nino Taranto, reinterpretata da Nino Ferrer, che ineriva ad una rivalità scherzosa tra i due artisti che si contendevano Agata (come detto, la giovane e bella Isabelle de Valvert).

ferrer

 

Il modello

Secondo un modello collaudato, la trasmissione presentava sketch comici, canzoni, musiche e balletti, con Ferrer che prima della sigla iniziale cantava un brano dedicato ai bambini.

Trampolino di lancio per la Carrà

Io, Agata e tu lanciò Raffaella Carrà, che pochi mesi dopo sarebbe stata chiamata a condurre Canzonissima insieme a Corrado.

Nino Ferrer

Nino Ferrer

Ma il vero protagonista, come detto, fu proprio Nino Ferrer, carismatico e poliedrico artista nato nel 1934 da padre italiano e da madre francese.
Individuato e sviluppato un timbro di voce singolare, molto roco, Ferrer fondò un suo gruppo di rhythm’n’blues ed incise con loro un primo 33 giri, guadagnandosi preso l’appellativo di “soul man dalla pelle bianca”.

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Il grande riscontro di pubblico italiano

Dal 1967 al 1969 convertitosi all’imperante beat senza però tradire le sue radici blues, l’artista sfornò una sequenza di brani di successo: da Agata a Donna Rosa (scritta da Pippo Baudo e sigla della trasmissione “Sette voci” condotta da Baudo stesso), da La pelle nera a Il re d’Inghilterra (Festival di Sanremo 1968), fino alla celebre Viva la campagna. Brani che gli diedero grandissima notorietà in Italia, anche grazie alla partecipazione a trasmissioni di successo come – oltre alla citata Io, Agata e tu – Settevoci, dove esaltò il suo elegante fascino verso il pubblico femminile (ebbe una relazione anche con Brigitte Bardot).

Eccesso di successo

Nel 1970, stordito dal successo e dalla notorità che evidentemente riteneva eccessivi per il suo particolare carattere (“Io mi sentivo un cantautore, un artista completo, ma i discografici mi trattavano come una macchietta, un interprete di canzonette stupide, un cantante da varietà; mi sentivo in gabbia!”, avrebbe poi raccontato in un’intervista) – ma secondo alcuni anche per via dello scarso successo ottenuto con il brano Re di cuori, presentato al Festival di Sanremo in abbinamento con Caterina Caselli -, Nino Ferrer si ritirò repentinamente dallo show business.

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Il ritorno in Francia e l’isolamento

Ferrer rientrò quindi a Parigi nel 1970, dove si convertì alla pittura pur continuando ad incidere una decina di 33 giri, tra il 1970 e il 1993, in cui faceva praticamente tutto (produttore, cantante, musicista, occupandosi persino della registrazione e del mixaggio). Nel 1977 Ferrer abbandonò anche la capitale francese stabilendosi nella sua tenuta di Quercy Blanc, nei pressi di Montcuq, dove rimase per il resto della vita. All’ingresso della dimora Ferrer aveva fatto affiggere il cartello: “Qui sono a casa mia e ospito neri, puttane, ebrei, drogati e (omissis) in faccia a tutti gli altri”!

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Adorato dal pubblico

Artista poliedrico, dai mille interessi, adorato dal pubblico francese che vedeva in lui un musicista di culto, fece rientro in Italia alla fine degli anni ottanta per registrare molti suoi vecchi successi con nuovi arrangiamenti in un disco emblematicamente intitolato “Che fine ha fatto Nino Ferrer”.

La tragica fine

Ferrer concluse gli ultimi anni della sua vita nella campagna francese in totale riservatezza, fino al 13 agosto 1998, quando, qualche giorno dopo la morte della madre che viveva insieme a lui, si suicidò sparandosi un colpo di fucile da caccia al cuore. Avrebbe compiuto 64 anni due giorni dopo.

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