1966. La Irradio chiede al designer Bellini di dare forma ad un giradischi portatile, versatile, robusto ed innovativo. Nasce il mangiadischi

mangiadischi

Il mangiadischi raccontato alla Generazione Alfa? Già è complicato spiegare ai ragazzi di oggi, quantomeno a quelli sotto i 15 anni, l’esigenza del cd quale supporto fisico per ascoltare musica. Figurarsi tentare di motivare la differenza tra 33 e 45 giri (il concetto di capienza nell’era dello streaming e dei cloud è privo di significato). Illustrare l’esistenza del “mangiadischi” è quindi una battaglia persa in partenza. Ne parliamo quindi ad uso, diciamo,  interno. Tra i “matusa”, per usare quel termine con cui i (pre)boomers chiamavano gli over 50….

Irradio

La nascita del mangiadischi è da ricondurre alla Irradio, azienda produttrici di apparati fonografici fondata nel 1930 a Milano da Franco Corrado Bonifacini. Il quale, dopo un viaggio negli Stati Uniti, volle investire parte delle finanze dell’attività familiare nel lancio di apparati di riproduzione audio, attraverso un modello aziendale ispirato alle imprese USA, con particolare riferimento alle tecniche di marketing.

mangiadischi

Bellini inventa il Mangiadischi

Nel 1966 l’Irradio chiese all’architetto e designer Mario Bellini (1935) di disegnare un giradischi portatile, versatile, robusto e innovativo nella forma, rivolto prevalentemente agli adolescenti, grandi consumatori di dischi.
Bellini creò così una scatola compatta, che “mangiava” il disco che gli veniva messo “in bocca” iniziandone automaticamente la riproduzione. L’apparecchio fu denominato Irradiette, nome che però venne successivamente mutato in Fonorette.

  • 70-80.it

Il funzionamento

Il funzionamento era semplice: il disco in vinile (di norma 45 giri, quindi nel formato piccolo) era introdotto attraverso una fessura nell’apparecchio, poco più grande del supporto musicale stesso. Un meccanismo interno a molla, sollecitato dall’introduzione del disco, fissava quest’ultimo al piatto, il quale iniziava a ruotare, mentre la puntina si posava sulla superficie del supporto, dando inizio alla riproduzione.

Supporto

Il formato utilizzato dai “mangiadischi” era il cosiddetto “45 giri”, ovvero un disco da 7 pollici (178 millimetri di diametro) e velocità di rotazione di 45 giri al minuto, anche se alcuni modelli avevano un selettore di velocità che consentiva di leggere anche i dischi da 7 pollici incisi a 33 giri. Altri tipi di mangiadischi, come il Mady Rad della Lesa (di Tradate, Varese), erano dotati anche di un sintonizzatore radiofonico, sovente solamente AM. Di norma i mangiadischi funzionavano a pile, anche se alcuni modelli, come il famoso Musicalsound “Penny” potevano essere alimentati con la corrente di rete.

  • MCL Avvocati Associati

Problemi

Tuttavia, l’ermeticità dell’apparato, se da un lato garantiva praticità e portabilità, dall’altra rendeva irrisolvibili interventi di routine, come la sostituzione della puntina o la pulizia interna. Senza considerare che il disco si poteva incastrare facilmente con necessità di aprire l’apparato (sempre ammesso di saperlo fare) rischiando di danneggiarlo gravemente.

La rapida fine del magiadischi

L’era del mangiadischi tramontò però rapidamente con l’arrivo dei riproduttori a musicassette, più versatili e ridotti nelle dimensioni che monopolizzarono il mercato fino all’avvento, nei tardi anni ’80, dei cd.

Condividi: