1980. Enzo Jannacci pubblica il disco pop-cabaret Ci vuole orecchio, coi contributi di Cochi e Renato, Gino e Michele, Conte e de Piscopo

ci vuole orecchio

All’alba degli anni ’80, da Enzo Jannacci (1935-2013), eclettico medico-chirurgo, cantautore, cabarettista, pianista, compositore, attore, sceneggiatore, non ci si poteva aspettare niente di meno per il suo undicesimo album (in studio): Ci vuole orecchio.

Ci vuole orecchio, bisogna averne tanto, anzi parecchio

L’album contiene pezzi di elevato impatto commerciale, a partire dalla title rack – scritta insieme a Gino e Michele (Luigi Vignali, 1949 e Michele Mozzati, 1950) -, metafora della difficoltà dello stare al passo coi tempi per sopravvivere.

Amami e sgonfiami

O la (quasi) non sense Silvano (Amami e sgonfiami), ospitata anche sul lato B del 45 giri Ci vuole orecchio, parte del repertorio del cabaret di Cochi e Renato (Renato Pozzetto, 1940 e Aurelio Ponzoni, 1941) – che infatti ne sono coautori e che lo avevano pubblicato due anni prima, come retro del singolo Lo sputtanamento.

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Il tema

Il brano – infarcito di accento milanese (caratteristica di molti pezzi di Jannacci) – è la storia di un (infelice) amore tra tale Rino e Silvano, che, come abbiamo avuto modo di ricordare in altro articolo, è Silvano Non Valevole Ciccioli. E ciò perché il padre, quando ne aveva registrato la nascita, aveva tentato di iscrivere un secondo nome.

Silvano Non valevole Ciccioli

Sennonché, l’impiegato dell’anagrafe, non comprendelo, aveva scritto sul documento: “Non Valevole“ (al posto appunto del nome prescelto). Creando, così, l’equivoco che, di lì in poi, a causa dell’ottusità di ulteriori funzionari pubblici, avrebbe afflitto il povero ragazzo. Il quale, per tutta la vita, divenne Silvano Non valevole Ciccioli.

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De Piscopo e Conte

Ci vuole orecchio vede anche la partecipazione di Tullio De Piscopo (1946) alla batteria e di Paolo Conte (1937) in La sporca vita, già pubblicato all’avvocato-cantautore piemontese nel 1974 ed oggetto di esperimenti psicoacustici con il pezzo Il dritto (ripreso l’anno dopo da Milva).

Volume e fine vita

Il dritto (in quanto il protagonista è alto e magro), che tratta di un disadattato suicida, è registrato ad un volume bassissimo fino alla strofa “[la vita] finì” del secondo ritornello, quando torna standard a simboleggiare il trapasso.

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Galeotto l’ombrello

Da ricordare anche Fotoricordo… il mare, brano minimalista con un depresso protagonista immerso in una giornata uggiosa, che, scorgendo la sua fidanzata con un ombrello che non gli ha regalato lui, deduce che lei non lo ama più.

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La vita come metafora teatrale

Molto attuale anche il pezzo Musical, che tratta delle morti nei cantieri e, ispirandosi alla sociologia di Erving Goffman (1922-1982), paragona la vita a uno spettacolo di varietà con continue entrate ed uscite di scena.

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