Nel 1970 la RAI – memore del non sopito successo di quattro anni prima Belfagor, ovvero il fantasma del Louvre – porta in Italia un altro sceneggiato francese incentrato su occulto, thriller e suggestioni gotiche.
I compagni di Baal diventa uno dei primi esempi di telemistery europeo: tra società segrete e sotterranei parigini, la serie segna un’epoca. Ed anticipa linguaggi narrativi oggi tornati di moda.
Un telemistery europeo prima del termine “serie”
Quando giovedì 11 giugno 1970 I compagni di Baal debutta sul Programma Nazionale (attuale Raiuno) della RAI, la televisione italiana è ancora lontana dal concetto moderno di serialità. Eppure, questo sceneggiato francese in sette episodi porta sugli schermi un racconto strutturato, continuo e fortemente immersivo.
Gotico nero
Prodotta nel 1968, la miniserie appartiene a un filone preciso: quello del mistero televisivo europeo, sospeso tra letteratura gotica e cinema “nero” di inizio Novecento. Non è un caso che venga spesso accostata a Belfagor, altro grande successo francese che aveva già affascinato il pubblico con atmosfere oscure e narrative esoteriche.
La trama: una setta tra occulto e potere
Al centro della storia c’è il giornalista Claude Leroy (Jacques Champreux, 1930-2020), che si imbatte in una vicenda sempre più inquietante: una misteriosa organizzazione segreta, I compagni di Baal, che agisce nell’ombra con l’obiettivo di dominare il mondo.

Riti esoterici
Quella che inizialmente sembra una semplice indagine giornalistica si trasforma in una discesa negli abissi: rituali esoterici, passaggi segreti sotto Parigi, identità multiple e travestimenti, omicidi e traffici criminali.
Il gran maestro
La setta, guidata da un enigmatico “gran maestro”, si muove tra religione deviata e criminalità organizzata, mescolando simbolismo occulto e logiche di potere. L’elemento più affascinante è proprio questa ambiguità: non solo culto esoterico, ma struttura criminale perfettamente integrata nella società.
Parigi sotterranea ed immaginario oscuro
Uno degli elementi distintivi della serie è l’ambientazione: una Parigi nascosta, labirintica, sotterranea, lontana dall’immagine turistica. I compagni di Baal si riuniscono in un vero e proprio “tempio”, accessibile tramite cunicoli e passaggi segreti, dove indossano maschere e costumi rituali, celebrano riti dedicati a Baal (una delle principali divinità della religione siro-cananea e fenicia, assimilato, come molte altre divinità antiche, come demonio nella religione cristiana) pianificano le loro operazioni.
Potenza scenica
Questa dimensione scenografica contribuisce a costruire un immaginario potente, in cui il quotidiano si fonde con l’inquietante.
Tra thriller e involontaria ironia
Pur mantenendo una tensione narrativa costante, la serie non è esente da ingenuità. Secondo alcune letture critiche, proprio queste imperfezioni – unite a un certo tono talvolta involontariamente ironico – rendono i personaggi più “umani” e meno minacciosi, quasi smorzando l’enfasi dei loro piani di dominio globale. È una caratteristica tipica di molte produzioni dell’epoca: un equilibrio instabile tra suspense, teatralità e leggerezza.
Proto-serialità
I compagni di Baal rappresenta oggi un esempio emblematico di proto-serialità televisiva europea contaminazione tra generi (thriller, esoterismo, poliziesco) narrazione orizzontale ante litteram.
Complottismo ante litteram
E soprattutto anticipa temi oggi tornati centrali nelle piattaforme streaming, con società segrete, poteri occulti, complotti globali, protagonisti investigativi. In questo senso, la serie dimostra come certi immaginari non siano affatto nuovi, ma ciclicamente riscoperti.
Figlia del suo tempo, ma modernissima
Rivista oggi, I compagni di Baal appare come un prodotto figlio del suo tempo ma sorprendentemente moderno nella struttura. Un racconto che, tra sotterranei parigini e rituali esoterici, ha contribuito a costruire una delle prime forme di thriller seriale europeo, lasciando un’impronta – forse silenziosa, ma duratura – nella storia della televisione.
Podcast
Qui per ascoltare il podcast dell’articolo. (M.L. per 70-80.it)




