Quella naja al tempo tanto odiata ma che oggi ci fa sorridere. Ecco il suo vocabolario

naja

Si chiamava Naja dal termine latino natalia, testualmente “attinente, relativo alla nascita”, con riferimento alla classe generazionale che veniva coscritta ogni anno per il servizio di leva obbligatorio.

Interminabile

La naja appariva interminabile quando la si svolgeva; soprattutto nelle fase iniziali e finali della vita in caserma.
Tuttavia, la conoscenza di luoghi e persone spesso distanti sia a livello geografico che come abitudini di vita, conduceva quasi sempre a stringere legami solidi. Spesso destinati a durare tutta la vita.

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Il vocabolario

Per integrarsi nell’ambiente militare occorreva anzitutto apprenderne il gergo, studiandone il vocabolario specifico.
Così, immediatamente, si apprendeva che la stecca era il simbolo del passaggio del tempo lasciato dal militare di truppa anziano (nonno) alla recluta (spina, scheggia, burba,  rospo, zanzara, missile), ma anche suonato facendo battere due dita.

Alzabandiera

Suo malgrado il giovane militare acquisiva consapevolezza che alzabandiera era lo spostamento silenzioso, nottetempo, della sua branda (con lui sopra) da parte dei commilitoni.

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Il sacco, la schiumata

Un altro scherzo frequente era il sacco: le lenzuola della branda venivano ricomposte di modo da creare un vincolo che impediva di coricarsi se non rifacendo completamente il letto. Oppure la schiumata, che consisteva nel cospargere di schiuma da barba il corpo della vittima.

Block ed azione

Block e Azione erano invece i comandi impartiti all’improvviso dagli anziani alle reclute: essi disponevano il blocco istantaneo dei movimenti e la sua ripresa (presepe era invece un ordine massivo, imposto al gruppo di presenti da parte di un militare munito di elevata anzianità di naja).

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Muto!

Analogamente, muto era un ordine espresso con determinazione affinché venisse fatto silenzio, di norma in occasione di un confronto verbale con un nonno.

Cani morti cantanti

Chi non rispettava i comandi dei nonni era considerato insubordinato e definito un cane morto, soprattutto se cantava, denunciando gli atti di nonnismo presso il Comandante di Corpo/Compagnia/Plotone.

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Scoppiati

Fare la botta o scoppiare significava invece subire una fase di stress psico-fisico a causa della leva stessa.

Capospina e fantasmi

Il decorso del tempo elevava la spina a capospina, tradizionalmente dal settimo al nono mese. In prossimità del congedo (15 giorni prima) si diveniva invece fantasmi, status che inseriva il soggetto, come il termine fa intuire, in una sorta di limbo. Normalmente, verso la fine della leva il militare anziano sbracava, cioè degradava quanto ad attenzione alle regole ed all’aspetto fisico.

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Massicci e incazzati

Con Cubo era definito un metodo particolare per piegare le coperte e lenzuola sopra la branda, mentre massiccio (seguito qualche volta anche da incazzato) era il militare convinto e ben integrato nel sistema.
Marcare fogna sottintendeva per contro la spedizione di certificati medici al fine di prolungare la licenza del fine settimana.

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La storia della Naja lunga 143 anni

Istituita nello stato unitario italiano con la nascita del Regno d’Italia e confermata con la nascita della Repubblica italiana, la cd. naja o meglio la leva obbligatoria è rimasta in regime operativo dal 1861 al 2004, per 143 anni.

Abili & arruolati

L’obbligatorietà del servizio, prevista dalla costituzione della Repubblica Italiana, è infatti ordinariamente inattiva dal 1º gennaio 2005, come stabilito dalla legge n. 226/2004.
Dal secondo dopoguerra la materia della Naja è stata disciplinata dall’art. 1 del DPR 237/1964, in base al quale dovevano essere chiamati a svolgere il servizio di leva obbligatoria tutti i cittadini italiani esclusivamente di sesso maschile e maggiorenni inclusi nelle liste.

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Le modalità

Si era quindi chiamati (tramite la cosiddetta chiamata alle armi tramite apposita cartolina-precetto) a presentarsi presso il distretto militare competente e sottoposti alla visita medica di leva; se dichiarati idonei si svolgeva servizio obbligatorio nella Marina Militare, nell’Esercito Italiano o nella Aeronautica Militare. Solitamente con incarichi di impiego nei servizi (approvvigionamento, logistica, ecc.) o incarichi di servizio in una determinata arma (ad esempio fuciliere dell’esercito). Generalmente, dalla visita all’arruolamento passava un certo periodo di tempo; quasi sempre non superiore all’anno.

La progressiva riduzione del periodo di ferma obbligatorio

Nel tempo, con successivi provvedimenti legislativi, il periodo di ferma obbligatorio era stato progressivamente ridotto.
Se fino al 1975 la ferma di leva era di 15 mesi per Esercito/Aeronautica e 24 mesi per la Marina, dal 1976 si era ridotta rispettivamente a 12 e 18 mesi. Periodo ulteriormente ridotto dal 1997 a 10 mesi per Esercito/Aeronautica/Marina e 12 mesi nell’Arma dei Carabinieri quale Carabiniere ausiliario e 14 mesi per gli ufficiali di complemento.

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