Anni 80. Daniele Baldelli racconta il Cosmic sound: passato e presente di una musica che ha fatto la storia del DJing

Daniele Baldelli Cosmic

Daniele Baldelli racconta a 70-80.it l’epoca mitica del Cosmic, l’innovazione rappresentata dal Cosmic sound, come si è arrivati a parlare di musica “afro” e cosa questa ha rappresentato a livello di costume. Uno sguardo al passato, ma anche al presente, per scoprire quello che ancora ci insegna e ci propone.

Gli esordi di Daniele Baldelli

(70-80) –  Daniele, tu sei arrivato al Cosmic nel 1979, chiamato per questo progetto innovativo di realizzazione di una discoteca che fosse una sorta di “palestra da ballo”. Tu però venivi dall’esperienza alla Baia degli Angeli di Gabicce dove avevi già avuto un ruolo molto importante. Che cosa ti sei portato dietro da lì al Cosmic a livello artistico e di ispirazione?
(Daniele Baldelli) –  Si, nel 1979 è incominciata la mia avventura al Cosmic, ma i miei inizi risalgono al 1969  sulla riviera adriatica a Cattolica, dove abito. Al Tana Club e al Tabù Club, poi. Praticamente ero il “ragazzino che mette i dischi”. Non si usava ancora la parola DJ

Daniele Baldelli

La nascita contemporanea…

(70-80) – Forse si può anche dire che l’hai creata un po’ tu la figura del DJ, quanto meno nell’accezione creativa del termine, come artista che ha un suo stile riconoscibile…
(DB) – In questo periodo girano parecchi film sulle origini di questa professione. Sicuramente così come è successo per me, in molte altre parti d’Italia e del mondo nasceva questa figura, ma non essendoci collegamenti mediatici, non si poteva troppo sapere cosa succedesse a Milano, Roma, a New York o a Londra. Io ero a Cattolica e si può dire che lì ho cominciato senza avere punti di riferimento, come probabilmente è successo a tutti quelli che allora stavano nascendo come DJ.

…della figura del DJ

(70-80) – Era un po’ il momento, si può dire in fondo che qualcosa scorresse nel sottosuolo, una corrente che è fiorita in tanti punti ognuno in maniera autonoma…
(DB) – Sì, per esempio io non sapevo cosa suonasse il DJ dell’altro locale, magari a 500 metri da me perché ognuno era resident nel proprio club e specialmente d’estate si lavorava tutte le sere da maggio fino a settembre e in inverno era aperto il sabato, la domenica pomeriggio e la domenica sera. Non potevo quindi frequentare le altre discoteche e confrontarmi con altri DJ. Facevo quello che mi sentivo… insomma si potrebbe dire che ero un “self-made DJ”

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La Baia degli Angeli…

(70-80) – Poi, nel ’78, cosa succede?
(DB) – Vengo contattato dai proprietari della Baia degli Angeli, dove sono rimasto un anno assieme a DJ Mozart, praticamente la stagione invernale 1977 e la stagione estiva 1978. Poi la Baia degli Angeli viene chiusa per i soliti problemi che vengono sempre e solo imputati alle discoteche: affollamento, droga,  incidenti  e disturbo della quiete pubblica.

…e il suo bagaglio musicale

Al Cosmic, per rispondere alla tua prima domanda arrivo nel ’79 portandomi dietro un bagaglio musicale che allora era fatto di disco music, disco boogie, funky disco, insomma tutto quello che proponevo alla Baia degli Angeli. Ma siamo nel ’79 e la disco music stava cominciando la sua fase discendente. C’era già un cambiamento musicale in atto. 

Cosmic

Il Cosmic sound di Daniele Baldelli

Il vero cambiamento però, che è  anche quello che ritengo una mia creatura dal punto vista musicale, è cominciato nel 1980. Allora c’è stata una svolta dentro di me, che è nata dalla mia passione per la musica. Ascoltavo di tutto: classica, jazz, musica indiana, rock, pop, funky… Nel 1980 arriva anche la new wave, mi interesso di musica elettronica sperimentale, compro anche tanti dischi di musica etnica, dai canti popolari napoletani a quelli africani, il sound del Brasile, la musica Andina e i raga Indiani. Tutto questo miscuglio di generi fa parte di quello che poi diventa il mio stile, che amo definire “Cosmic sound” e non “afro”, come viene normalmente etichettato.

Daniele Baldelli console Cosmic

La mania per il mixaggio

(70-80) – Torneremo su questo punto. Parlaci prima della tua mania per il mixaggio…
(DB) – Come già detto prima, è dal 1980 in poi che nasce quello che io ritengo il vero spirito del Cosmic:  una miscellanea di tutti i generi musicali con una particolare attenzione al mixaggio. Cercavo la perfezione del mixaggio in maniera maniacale, ma  non sempre mi riusciva. I brani erano tutti suonati da musicisti, quindi non erano a tempo perfetto. Io stesso avevo delle grandi lacune, a volte non capivo qual era il battere e quale il levare, facevo confusione con i quattro quarti e tre quarti, insomma faticavo parecchio. Però mi impegnavo per dare il meglio, avevo la “fissa” di fare dei mixaggi perfetti, curando anche gli accostamenti tra i vari brani.

Una nuova creatività

(70-80) – E qui c’è un’altra domanda che volevo farti. Adesso è normale dire che un DJ “suona” in un locale, però prima, quando si trattava di mettere solo i dischi non c’era questa concezione artistica. A un certo punto si scopre che queste tecniche possono essere utilizzate alla stessa stregua di strumenti musicali, per dare vita a qualcosa di musicalmente nuovo. Questa cosa forse si può dire che nasce un po’ lì, al Cosmic, non so se puoi confermarmela.
(DB) – Posso dire che già Tom Sison e Bob Day, i due DJ della Baia degli Angeli prima di me avevano disposizione un piccolo equalizzatore incorporato nel mixer che serviva durante l’esecuzione di un mixaggio ad alzare alcune frequenze per fare in modo che un disco fosse simile all’altro oppure perché magari stavi mettendone uno dove le basse non c’erano quindi le aggiungevi tu con questo mini equalizzatore a sole cinque bande (poi al Cosmic ne avevano uno a 10 bande per canale). Loro non lo usavano per fare degli effetti, però c’era già questa cosa, qualche gioco si poteva già fare.

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(70-80) – Mi sembra che si possa dire che quello che ha fatto davvero la differenza con la nascita del Cosmic sound sia stato proprio aprire la strada a un tipo di creatività, a una musica nuova che partiva da brani esistenti rielaborati. Forse questa è stata davvero la cosa più innovativa…
(DB) – Sì sicuramente è stata una cosa innovativa… chiaramente adesso me ne rendo conto ma allora mi veniva spontaneamente, che nasceva dalla passione per la musica e la voglia di fare.

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Un’ispirazione a 360°!

(70-80) – A questo proposito nel fare questo c’è stata un’ispirazione esterna? Se sì, da dove ti è venuta?  (
(DB) – Dalla musica stessa, la musica mi piaceva tutta quindi ero molto curioso e scoprivo tanti brani che magari non erano stati creati per il dancefloor, che erano molto lontani dalla disco music, che era ideata espressamente per ballare. Scoprivo artisti come Cat Stevens o i Genesis oppure album dell’etichetta SKY tedesca, che contenevano brani particolari che spesso mi ritrovavo a manipolare suonandoli a 45 giri invece di 33. E così mi ritrovavo a dire: “cavoli, questo si può suonare!”. 

Cosmic

La musica “afro”

(70-80) – Torniamo al punto della denominazione “afro” per questo tipo di musica… se non sbaglio è stato il pubblico a chiamarla così. Però, seppur in presenza di molti elementi etnici, anche a un ascoltatore distratto appare evidente che le sonorità africane non sono certo il suo nucleo centrale. Come ti spieghi questa cosa?
(DB) – Ecco, abbiamo provato a fare una ricerca, ce lo siamo chiesti anche tra noi colleghi e la conclusione è che probabilmente a quei tempi l’alternativa a quello che suonavamo noi erano le discoteche classiche, dove c’era della musica commerciale e tutto quello che entrava nella hit parade. E quindi per fare una distinzione si è sentita la necessità di etichettare in qualche modo questo sound diverso. Quindi il genere “Afro” si riferiva a quel particolare miscuglio di suoni che comunque conteneva in minima parte dei brani africani e brasiliani, ma la maggioranza era costituita da brani di musica elettronica, funk e new wave, soprattutto al Cosmic.

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Esotismo e percussioni

(70-80) – Azzardiamo l’ipotesi che forse questo tipo di musica così suggestiva, che fa in un certo senso viaggiare, che crea un’atmosfera così particolare, abbia come filo conduttore una sorta di estraniamento che possa far pensare a una specie di “Africa mentale”, come simbolo di ciò che è esotico e diverso per natura…
(DB) – Bè “Mama Africa” è un po’ dappertutto, certe ritmiche che troviamo riproposte anche  in maniera elettronica provengono sicuramente  dalle percussioni e dai tamburi delle antiche tribù.

La new afro

(70-80) – Il tuo stile ha poi ispirato altri DJ ed ha anche avuto delle ramificazioni che hanno continuato a produrre musica afro, in Germania e in Austria. Di cosa si tratta?
(DB) – Una volta chiuso il Cosmic dopo qualche anno è nato questo nuovo modo di proporre la musica “afro”. Viene chiamata “new afro”. Non l’ ho mai apprezzata. Il più delle volte si tratta di brani già esistenti trattati e bistrattati in modo non consono al mio stile. Ha comunque creato i suoi proseliti.

Cosmic

Un fenomeno di costume

(70-80) – Torniamo a considerare il fenomeno di costume. L’universo che girava attorno alla musica afro anche nelle scelte di vita, nell’abbigliamento, le automobili si contrapponeva in qualche modo a quello che era mainstream. Qualche tuo ricordo a questo proposito?
(DB) – Certo, negli anni ’80-’84 le ragazze  calzavano infradito di cuoio oppure indianini  o camperos con abiti dalle fantasie etniche e le borse a tracolla, che poi buttavano in mezzo alla pista per ballarci attorno. Invece i ragazzi con i jeans, t-shirt e le Clarks, capelli lunghi, c’era tanto spirito hippy e“figli dei fiori” nell’abbigliamento e nei modi. Le automobili che andavano per la maggiore erano la Citroën Dyane oppure la Renault 4, i più fortunati potevano sfoggiare le Citroën Pallas, i più giovani la Vespa o il Ciao… ma tutto rigorosamente tappezzato da adesivi del Cosmic o delle altre discoteche cosiddette “afro”.

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E le radio?

(70-80) – Per tornare poi in ambito più strettamente musicale facciamo un salto in avanti. La tua vena creativa è continuata e tu hai proseguito nel creare le tue compilation. Hai avuto anche dei passaggi in radio con dei programmi dedicati su Radio Studio più. Quale ruolo hanno avuto le radio nella diffusione della tua musica, se lo hanno avuto?
(DB) – A Radio Studio più sono arrivato nel 1996 quando ormai il fenomeno “afro” non era poi così presente come un tempo. Quindi non è stata molto incisiva per il genere. Anche perché  in quel periodo lavoravo al Fura di Desenzano e le mie attenzioni erano tutte rivolte all’Acid Jazz e al Funky. Ho cominciato a fare queste trasmissioni giornaliere di un quarto d’ora dove proponevo tre brani. Sceglievo dal mio catalogo Cosmic e aggiungevo i nuovi dischi che continuavo a comprare senza interruzioni. Sicuramente è servito per mantenere la continuità e far rinascere questa musica. Non ho mai abbandonato il mio modo di essere, preferisco sempre propormi con uno stile musicale eclettico.

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Un pubblico di nostalgici…

(70-80) – A questo proposito, come è composto adesso il tuo pubblico? Immagino che quelli che hanno vissuto in prima persona quel periodo ritrovino nella tua musica quello che hanno amato da ragazzi e che parla loro anche per la sua valenza nostalgica, ma penso anche che ci sia chi, tra le nuove generazioni, scopre da zero il tuo sound, che comunque può affascinare ed essere apprezzato anche da chi lo scopre oggi per la prima volta.
(DB) – Innanzitutto devo fare una distinzione geografica. Nelle serate che faccio in Lombardia, Veneto, Trentino, Emilia-Romagna – parliamo quindi della zona calda dove è nato il fenomeno “Cosmic”, “afro” – mi ritrovo soprattutto i fan di allora che vogliono rivivere la musica di quarant’anni fa ma è piacevole vedere cha arrivano anche ad apprezzarmi i figli di questi miei fan, ai quali loro hanno tramandato la passione.

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…e di amanti dell’innovazione

È sufficiente che io vada a Milano, a Catania oppure all’estero, a Los Angeles, a Londra o ovunque nel mondo per far sì che io venga visto come qualcosa di nuovo. In questi casi posso sfogarmi con la mia nuova evoluzione musicale e non suonare esclusivamente i brani del Cosmic. Che comunque ripropongo, alternandoli con brani più attuali e alle mie produzioni o remix.

Daniele Baldelli DJ set

Daniele Baldelli all’estero

(70-80) – Hai parlato dei tuoi eventi all’estero, come ti vedono in quelle occasioni?
(DB) – Quando vado all’estero – mi fa un po’ sorridere dirlo –  mi chiamano “maestro”, probabilmente per l’età, ma anche per l’esperienza, considerando che sono più di 50 anni che lavoro in console. Mi fa molto piacere suonare davanti a certe platee, come in certi club di Los Angeles o Tokyo davanti a 300 o 500 persone oppure al festival Dekmantel di Amsterdam, davanti a 5000 persone; fino ad arrivare a 50.000  grazie a Jovanotti che mi ha ospitato al suo Jova Beach Party. In quei casi ci sono tantissimi giovani 20-30enni che apprezzano quello che propongo e questa è la mia più grande soddisfazione.

Daniele Baldelli

Il mondo del Clubbing

(70-80) – Adesso com’è la situazione con le discoteche, non facile, immagino, per via della pandemia…
(DB) – Con le discoteche sto ancora aspettando l’evolversi delle cose. Ho un ingaggio per un festival in Croazia per la prossima estate 2022. Altre richieste in stand-by per Londra, Manchester e Messico… e chiaramente tutti gli appuntamenti in Italia. Quando vado all estero non sono solo il DJ del Cosmic … sono Daniele Baldelli “Cosmic Sound”, ovvero l’evoluzione della mia crescita musicale dagli inizi fino ad oggi. Mi piace scoprire il “mood” del clubbing in tutto il mondo.

Daniele Baldelli

I progetti per il futuro

(70-80) – Per concludere, vuoi dirci qualcosa delle tue produzioni e se hai qualche novità imminente di cui ci vuoi parlare?
(DB) – Ad un certo punto ho sentito anch’io la necessità di produrre musica. Dopo qualche primo tentativo deludente ho incominciato ad acquisire un po’ di esperienza e ad essere soddisfatto dei risultati. Ho realizzato parecchie produzioni anche in collaborazione con amici quali Dj Rocca, Dario Piana, Marco Fratty e molte altre con Marco Dionigi. Tantissimi anche i remix per numerosi artisti quali Phil Manzanera, The Units, Richard Bone, Giorgio Moroder, The Mildlife, Roisin Murph, Christine and the Queens…
Come solista l’album My Funky Side, l’album Cosmic Sound poi a seguire l’album Back to my funky Side e Cosmic Drag. Il più recente è “Cosmic Temple” realizzato nello studio Deposito Zero insieme a “Matta” Dallara: 18 brani di vario genere contenuti in sei vinili le cui copertine creano insieme il marchio Cosmic con una grafica particolare.

Il film documentario

Per finire è più di un anno che una società di produzione sta girando un film documentario sulla mia carriera da DJ dal titolo provvisorio “Daniele Baldelli… a Cosmic Life”.

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