E’ per tanti di noi un ricordo scolpito nella memoria, al pari del profumo della piada con il prosciutto crudo: le vacanze sulla costa romagnola disturbate da voci distorte che annunciano un’interminabile lista di bambini smarriti.
Il tutto intercalato da pubblicità di oli solari e qualche rara canzone che forse non piaceva neppure ai nostri genitori: parliamo di Publiphono, la radio ante litteram di Rimini e dintorni.
Una storia gloriosa
Eppure questa arma di disturbo di massa vanta una storia gloriosa che vale la pena raccontare.
Il “sistema Publiphono” nasce nel secondo dopoguerra, tra il 1946 e il 1950 con il nome Voce della città: l’idea è quella di creare una rete di comunicazione pubblica attraverso altoparlanti installati sugli stabilimenti balneari (e inizialmente perfino in città).

Radio Tripoli
Una vecchia versione del sito Publiphono raccontava la propria storia in questo modo, forse esagerando numerosi dettagli: “(Publiphono nasce) da un gruppo elettrogeno trovato all’aeroporto, un microfono che veniva da ‘Radio Tripoli’, due giradischi per miscelare le musiche, una decina di altoparlanti rinvenuti nel vecchio magazzino dei pompieri, piazzati nei punti più alti dei palazzi rimasti in piedi chissà come – e uniti da un cavo che partiva da una specie di studio radiofonico ricavato da un appartamento con qualche finestra ancora al suo posto: e cosi’ nacque un novo genere di giornale”.
Reality Check
Il racconto ci pare poco credibile: innanzitutto non si capisce il motivo per cui un microfono dell’emanazione EIAR di Tripoli avrebbe deciso di tornare in patria e scelto proprio Rimini per farlo, inoltre i due giradischi citati nell’immagine che pubblichiamo qui sopra proprio non si vedono. Semmai si nota un bel registratore Geloso. Siamo invece propensi a credere all’esistenza del gruppo elettrogeno: la continuità del servizio di disturbo ai bagnanti non poteva certo venir meno a fronte di eventuali problemi ENEL.

I Fondatori
Oltre a Renato de Donato (? – 1971), tra i fondatori figura anche il giornalista futuro senatore e presidente della RAI (dal 1980 al 1986) Sergio Zavoli (1923-2020), che, tra l’altro, avrebbe poi inventato il “Processo alla tappa“, trasmissione in onda dopo l’arrivo del Giro d’Italia e che vide anche una mirabile intervista a Merx (Édouard Louis Joseph Merckx, 1945).
Le voci degli anni ’70.
Secondo il sito riminitoday la voce principale degli anni ’70 sarebbe stata quella del figlio del fondatore, Ugo De Donato (1946-2022). Tuttavia, molti ricordano una particolare voce femminile che vantava un tono tra il rassicurante e lo sdolcinato (da nostre verifiche dovrebbe trattarsi di una certa Liliana).
Linea editoriale
La linea editoriale era duplice: fornire informazioni utili ai bagnanti – o, per meglio dire, a chi sonnecchia sulle scomodissime sdraio dell’epoca – e creare un servizio di sicurezza che garantisse che nessun bambino potesse mai sfuggire al controllo delle mamme (alle nonne nei mesi di giugno e luglio).
La diffusone
Il suono era (o forse è tuttora) diffuso non da altoparlanti, ma da megafoni, garantendo così una delle peggiori qualità possibili e – in molti casi – fastidiose vibrazioni attorno alla frequenza di risonanza della plastica. La banda passante paragonabile dunque a quella del telefono pubblico installato vicino alla garritta del bagnino.

Bambini smarriti
Come dicevamo, la programmazione della durata di trenta minuti e ripetuta sostanzialmente identica al mattino e al pomeriggio prevedeva qualche notizia leggera, un brano musicale degno della Radio Capodistria in onde medie del tempo e un interminabile elenco di bambini smarriti.
Centoquarantamila dispersi
A seconda delle fonti consultate il numero dei bambini dispersi e ritrovati ammonta tra le 130.000 e le 140.000 unità: un numero talmente elevato da farci avanzare l’ipotesi che qualcuno di questi possa figurare anche tra i lettori e/o gli ascoltatori di 70-80.it. (di sicuro c’è stato il nostro direttore, Massimo Lualdi, ndr)
Pubblicità
Sdoppiamento
Concludiamo con una notizia forse non nuova per i lettori della riviera romagnola, ma probabilmente meno conosciuta a tutti gli altri: probabilmente intorno al 2020, Publiphono si è sdoppiata in due entità: Publiphono Rimini Srl con sede (significativamente) in via Fellini Satyricon a Rimini. E Publiphono Radiomare Riccione, la cui sede pare essere nel comune di Cattolica. In ogni caso entrambe vantano una storia pluridecennale: 80 anni per Publiphono Rimini e 50 per Publiphono Radiomare Riccione.
Una promessa
Chiudiamo con l’enigmatico messaggio che dall’inizio dell’estate 2026 campeggia nella home page della auto-proclamata più vecchia delle due Publiphono:
“L’estate 2026 rappresenterà per Publiphono Rimini una stagione di transizione e progettazione, durante la quale lavoreremo a nuove modalità di presenza, contenuti e servizio per il territorio.
Nelle prossime settimane saranno online maggiori informazioni. Un ringraziamento particolare va a tutti gli operatori turistici, alle attività e agli inserzionisti che in questi anni hanno permesso una lunga storia di comunicazione sulla Riviera: una storia che non è finita.
Publiphono Rimini continuerà a guardare avanti, con la stessa missione di sempre: essere accanto alle persone, rendendo le vacanze in Riviera più serene e sicure”.
La fine dei gracchianti megafoni?
Che sia la fine dei gracchianti megafoni? (M.H.B. per 70-80.it)



