Quando arrivò sugli schermi italiani nel 1982, Buck Rogers rappresentava una delle più spettacolari risposte televisive all’ondata fantascientifica nata dopo il successo di Star Wars.
Tra astronavi scintillanti, robot parlanti, principesse spaziali e avventure intergalattiche, la serie riuscì a conquistare una generazione di telespettatori, diventando uno dei telefilm cult dell’immaginario anni Ottanta, anche se non riuscì a sfondare nell’audience.
Dalle pulp magazine alla televisione
Il personaggio di Buck Rogers nasce molto prima della televisione: fu creato nel 1928 dallo scrittore Philip Francis Nowlan (1988-1940) per il racconto pulp Armageddon 2419 A.D., pubblicato sulla rivista Amazing Stories. Il successo delle successive strisce a fumetti trasformò Buck Rogers in uno dei primi grandi eroi della fantascienza popolare, anticipando di decenni molti temi poi sviluppati da cinema e TV.
La febbre spaziale di Star Wars
Alla fine degli anni Settanta, nel pieno della febbre spaziale successiva a Star Wars, il produttore Glen A. Larson (1937-2014) decise di rilanciare il personaggio con una nuova serie televisiva, preceduta da un film pilota distribuito nei cinema americani nel marzo 1979 con il titolo Capitan Rogers nel 25º secolo. Il buon risultato commerciale convinse la NBC a trasformare il progetto in una serie regolare.
Un uomo del 1987 nel XXV secolo
La premessa narrativa era semplice quanto efficace. Il capitano William “Buck” Rogers (Gil Gerard, 1943-2025) è un astronauta della NASA che nel 1987 rimane vittima di un incidente durante una missione spaziale. Conservato involontariamente in animazione sospesa, viene ritrovato oltre cinquecento anni dopo e si risveglia nell’anno 2491.
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Mondo post-apocalittico
Il mondo che trova davanti a sé è radicalmente cambiato: la Terra ha superato una devastante guerra nucleare, è protetta da sofisticati sistemi difensivi ed è entrata in una nuova era tecnologica. Buck deve così adattarsi a una società futuristica diventando, suo malgrado, uno dei principali difensori del pianeta.
I protagonisti della serie
Il ruolo di Buck Rogers era affidato a Gil Gerard, con un’interpretazione che rese l’attore americano una vera icona televisiva della fantascienza. Accanto a lui troviamo Wilma Deering (Erin Gray, 1950), colonnello delle Forze di Difesa Terrestri, figura forte e moderna che contribuì a rompere diversi stereotipi femminili del genere.
Twiki bidi-bidi-bidi
Tra i personaggi più iconici c’era certamente Twiki (Felix Anthony Silla, nato in Italia come Felice Antonio Silla, 1937-2021), piccolo robot dall’inconfondibile tormentone “bidi-bidi-bidi”, diventato uno dei simboli della serie. Sempre al suo fianco compariva Theopolis (Eric Server, 1944), un’intelligenza artificiale racchiusa in un disco portatile che fungeva da consulente scientifico.
Huer & Hawk
Completavano il gruppo dei protagonisti Elias Huer (Tim O’Connor, 1927-2018), capo della Difesa Terrestre, mentre nella seconda stagione acquisì notevole importanza Hawk (Thom Christopher, 1940-2024), affascinante guerriero metà uomo e metà uccello proveniente da una civiltà extraterrestre.

Le affascinanti antagoniste
Uno degli elementi che contribuirono al successo della serie fu la presenza della seducente Principessa Ardala (Pamela Hensley, 1950), sovrana dell’Impero Draconiano. Il suo obiettivo era conquistare la Terra ma anche fare di Buck Rogers il proprio compagno. Un personaggio ambiguo e carismatico che divenne rapidamente uno dei preferiti dei fan. Al suo fianco operava il temibile Kane (Henry Silva, 1926-2022 nel film pilota, Michael Ansara, 1922-2013 nella serie), fedele stratega e principale braccio operativo delle mire espansionistiche draconiane.
Il doppiaggio italiano
Una parte importante del successo italiano della serie fu dovuta all’eccellente adattamento italiano. Buck Rogers ebbe la voce di Germano Longo (1933-2022), mentre Wilma Deering fu doppiata da Franca De Stradis (1939-2021). Elias Huerfu caratterizzato dal tono vocale di Diego Michelotti (1926-1986). Le voci italiane contribuirono a rendere immediatamente familiari personaggi provenienti da un universo narrativo allora molto distante dall’esperienza quotidiana degli spettatori italiani.
Due stagioni e 37 episodi
La serie andò in onda negli Stati Uniti dal settembre 1979 all’aprile 1981, per un totale di 37 episodi suddivisi in due stagioni. La prima fu caratterizzata da un’impostazione più avventurosa e spettacolare, mentre la seconda cercò di accentuare gli aspetti esplorativi e filosofici del racconto, seguendo una nave stellare impegnata nella ricerca delle colonie umane disperse nello spazio. Il cambiamento non convinse completamente il pubblico americano e la serie terminò dopo la seconda stagione, ma il suo fascino rimase intatto negli anni successivi.
La diffusione in Italia
In Italia Buck Rogers arrivò nel settembre 1982 su Italia 1, nel periodo in cui le reti private stavano costruendo una programmazione fortemente orientata verso il pubblico giovane. Secondo le fonti disponibili, la prima trasmissione italiana avvenne tra il 1° e il 25 settembre 1982, a seconda delle diverse programmazioni regionali e delle modalità di messa in onda del pilot. Negli anni successivi la serie venne replicata più volte anche su Rete 4 e su altre emittenti locali e tematiche, consolidando il proprio status di classico della fantascienza televisiva.
L’eredità di Buck Rogers
Pur non avendo raggiunto la longevità di altre produzioni fantascientifiche contemporanee, Buck Rogers riuscì a lasciare un segno profondo nella cultura pop degli anni Ottanta. Le sue scenografie futuristiche, le astronavi, i costumi scintillanti e l’ironia dei personaggi contribuirono a definire l’immaginario televisivo di un’epoca in cui il futuro sembrava ancora pieno di promesse e misteri.
L’immaginario
Per molti telespettatori italiani cresciuti davanti alla tv, Buck Rogers non fu soltanto un astronauta del XXV secolo, ma il simbolo di una televisione capace di far sognare mondi lontani, quando bastavano un robot che diceva “bidi-bidi-bidi” e un’astronave lanciata tra le stelle per immaginare il domani.
Podcast
Qui per ascoltare il podcast dell’articolo. (M.L. per 70-80.it)





