1977. Renato Zero pubblica Mi vendo. E da allora gioca sul significato di quella canzone su cui si è detto di tutto. E che può significare tutto

Mi vendo

E’ il diavolo che parla nei versi di Mi vendo. No, è intitolata dalla prostituzione maschile. Ma va, è un’accusa al mondo discografico. Che dici! Mi vendo è un’ironia di Renato Zero su se stesso. Non capite niente: Mi vendo è una metafora del consumismo e della pubblicità!

Il significato di Mi vendo

Sono passate decine di anni dalla pubblicazione di Mi vendo, brano trascinante caratterizzato da un tono di voce in aperto contrasto col look androgino con cui Renato Zero (1950) lo cantava. Singolo estratto dall’album Zerofobia (titolo che già dice tutto su come Zero riteneva di essere visto dal mercato), ancora non ne è stato (veramente) svelato il significato. Anche se Renato Zero ha più volte affermato di essere uno dei pezzi che più lo rappresentano. Pur precisando che lui, in realtà, non si è mai venduto.

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Il testo poliedrico

Il testo si presta, infatti, a tutte le citate interpretazioni. E a molte altre, beninteso. Ovviamente ad ogni tesi può essere ascritta la quasi totalità dei versi, col risultato che le ipotesi che riportiamo sono ampiamente interscambiabili.

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Ipotesi del diavolo

A questa lettura possono essere riferite le strofe: C’è un infelice, ovunque vai…. Voglio allargare il giro dei clienti miei… Io vendo desideri e speranze in confezione spray…. In cambio del tuo inferno, ti do due ali, sai… Non è l’anima tua che io cerco io sono solo più di te…

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Prostituzione maschile

I sostenitori del riferimento alla prostituzione maschile di norma fondano la propria testi sulle seguenti affermazioni: Seguimi, io sono la notte, il mistero, l’ambiguità, io creo gli incontri, io sono la sorte, quell’attimo di vanità…. Incredibile, se vuoi…. Mi vendo….

Accusa al mondo discografico

Chi ha sposato questa interpretazione fa riferimento a questi versi: Ho smarrito, un giorno, il mio circo…. Ma il circo vive senza di me… Nell’arco di una luna, io farò di te un baro oppure un re…

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Consumismo e pubblicità

L’accusa al consumismo viene, per i relativi esegeti, da: Seguimi e non ti pentirai… sono io la chiave dei tuoi problemi… guarisco i tuoi mali, vedrai…. Un’altra identità… Ti do quello che il mondo distratto non ti dà… Te lo vendo, e già, a buon prezzo, si sa… Sono io la chiave dei tuoi problemi… guarisco i tuoi mali, vedrai…

Autoironia

L’autoironia di Mi vendo si desumerebbe, invece, da: Faccio in fretta un altro inventario…. Smonto la baracca e via… Cambio zona, itinerario…. Il mio indirizzo è la follia…

Amanda Lear, Tomorrow, Mi vendo

Ambiguità

1977, un anno complicato. A livello sociale, politico, economico, culturale. Ma anche un anno di bizzarrie musicali. Come un altro pezzo che, come Mi vendo, suscitò curiosità, polemiche e retrospettive: Tomorrow di Amanda Lear (1946), artista, che, come Zero giocò a lungo sull’ambiguità.

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