1972. L’Atala lancia il Califfone. Ben più caro di Ciao e Garelli è il supercinquantino indistruttibile

Califfone

Lanciato nel 1972 dalla Atala, azienda di biciclette fondata a Milano nel 1907 ed acquisita nel 1938 da Cesare Rizzato, artigiano e costruttore di telai a Padova, il Califfone aveva un target ambizioso.
Presidiare l’area di mercato superiore rispetto a quella dominata da Ciao (140.000 lire nel 1972) e Garelli.

Massiccio

Le caratteristiche del ciclomotore dell’Atala erano la configurazione massiccia da una parte e la sua semplicità meccanica dall’altra.

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Un Califfone da 49cm³

Il Califfone era infatti equipaggiato con un motore da 49cm³ a due tempi funzionante con miscela olio-benzina al 2%. Era quindi adatto anche ai quattordicenni.

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Al pari dell’Atala Green, Il Califfone montava un motore della Rizzato per la versione monomarcia e bimarcia automatici e della Motori Minarelli per la versione con cambio di velocità a 4 rapporti.

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Avviamento con pedivella

La trasmissione alla ruota posteriore disponeva di una catena, permettendo una manutenzione semplificata e di una meccanica più evoluta di quella del Piaggio Ciao. L’avviamento avviene tramite pedivella.

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Il serbatoio del tubo

Il serbatoio era celato nel tubo anteriore del telaio al di sotto del manubrio. Soluzione che offriva un layout particolare ad un mezzo di per sé essenziale.
Un pulsante disposto sotto il sellino permetteva lo sfogo dei vapori di carburante dal serbatoio, per consentire il riempimento completo anche della parte ascendente posteriore dello stesso.

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Il Califfone Più del ’79

Il ciclomotore ha visto l’introduzione nel 1979 del modello Califfone Più dalla linea più aggressiva, con la sostituzione dei parafanghi in acciaio cromato con quelli in plastica PVC. Tale versione disponeva altresì delle ruote con cerchioni a razze, in alternativa quelli tradizionali a raggi.

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