1970. Nascono i Kraftwerk, i mitici Robots tedeschi che inventarono un nuovo tipo di musica che segnò un ventennio

Kraftwerk

Il direttore della centrale elettrica (traduzione italiana di Kraftwerk), Florian Schneider (1947-2020), era un polistrumentista di formazione classica, che negli anni settanta fu pioniere della musica elettronica.

Kraftwerk

Dopo il primo disco del 1970 (anno di fondazione dei Kraftwerk), inciso solo con strumenti musicali, iniziarono le sperimentazioni. Il 1972 segnò una svolta decisiva nella carriera del gruppo, composto dal confondatore Ralf Hütter (1946) e da Karl Bartos (1952) e Wolfgang Flür (1947), che tuttavia lasciarono il gruppo rispettivamente durante gli anni Novanta e Ottanta.

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Kraftwerk 2

L’uscita di Kraftwerk 2 tracciò il cambiamento anche nel modo di concepire ed ascoltare la musica. Almeno per una parte degli appassionati.

La grande intuizione dei Robots

L’amore, quasi ossessione, per le nuove tecnologie applicate alla musica portò Florian ad avere una grande intuizione: da lì in avanti, i membri dei Kraftwerk sarebbero stati Robots. Il modello adottato non interessò solo le melodie, ma investì tutto ciò che ruotava attorno alla vita della band.

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Emil Schult

Il pittore e musicista Emil Schult (1946) – che aveva già collaborato al primo lavoro in studio – cominciò ad occuparsi della parte visual grafica: dalle copertine dei dischi, agli allestimenti dei concerti. Tutto rispecchiava appieno il concept a tema cibernetico.

kraftwerk

Il rumore che diventa suono

Florian e i Kraftwerk svilupparono così nuovi metodi per suonare i già esistenti e rudimentali macchinari per la produzione di suoni artificiali. Dal celebre sintetizzatore Moog (impiegato sia nella versione mini che modulare), che negli anni sessanta era già stato utilizzato per aggiungere effetti sonori a famosi album (su tutti, Abbey Road dei Beatles) fino ai primi Drum cage e Drum pad, riproduttori dei suoni di batteria.

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Moog

L’ingegnere che inventò il suddetto sintetizzatore, Robert Moog (1934-2005), del resto, aveva dichiarato che le possibilità di variare i suoni, con oscillatori e campionatori, erano potenzialmente infinite.

Radioactivity

Si può dire con certezza che Florian Schneider fu un grande esploratore delle nuove frontiere sonore: cercò perfino di dare un suono alle onde delle radiazioni, che venivano rappresentate nelle stilizzate antenne sui loro vinili.

Fonti sonore

Ma l’assoluta particolarità erano le fonti del suono: spesso nascevano dai rumori della vita quotidiana, per poi essere modificati e tramutati in musica (ad esempio, il treno di Trans Europe Express, le auto nel traffico che si sentono in Autobahn oppure il telegrafo utilizzato in Radioactivity).

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