Anni 70. Noi che sbavavamo fuori dai negozi di elettrodomestici per l’impianto hi-fi

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Ognuno di noi aveva la propria mappa dei negozi di elettrodomestici specializzati nell’alta fedeltà. Ci si andava a piedi, in bicicletta o in motorino, per sbavare davanti agli apparati irraggiungibili esposti in vetrina, oppure nelle apposite salette d’ascolto (dove però era complicato entrarci, traditi come eravamo dalla nostra evidente scarsa potenzialità economica).

Occhi Hi-Fi

Con gli occhi, più che con le orecchie, ci facevamo una cultura ammirando per ore gli scaffali, memorizzando i dettagli tecnici che poi potevamo approfondire sui giornali specializzati come Stereoplay, Suono, Hi-Fi (quelli almeno raggiungibili, per via delle già citate ristrettezze finanziarie).

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Technics, JBL, Thorens, Sennheiser

Nei nostri sogni combinavamo l’impianto stereo perfetto: ampli della Technics; casse della JBL; piatto della Thorens; piastra Akai; sinto Sony; equalizzatore Pioneer, cuffie della Sennheiser, ecc.

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A morte il compatto

Odiavamo il cosiddetto compatto: la combinazione prestabilita di componenti. Era una bestemmia per noi aspiranti audiofili. Anche i sassi, del resto, sapevano che ogni marca eccelleva in uno specifico apparato e quindi occorreva combinarli per avere il meglio. Come si poteva essere così stolti da comprare un tutto in uno?

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Teste e testine

Discutevamo per giorni sulla migliore performance della tal testina per il giradischi eletto a dominatore della torre di componenti o della cassetta al metallo per conseguire le migliori registrazioni sulla piastra Teac. E dissertavamo per ore sui cavi di collegamento da impiegare per connettere gli apparati. Leggende circolanti tra specialisti volevano che l’ideale fossero quelli coi contatti placcati in oro.

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E poi, alla fine…

E poi, alla fine, ci accontentavamo del registratore portatile che i nostri genitori avevano potuto regalarci per Natale. Che, tutto sommato, a ben ascoltare, non suonava nemmeno tanto male.
Sicuramente meglio di quanto fanno oggi la maggioranza delle casse da pc, certi televisori di alta gamma, per non parlare di approssimative cuffie sedicenti HQ.
Ironia della sorte, ora che quegli impianti forse potremmo permetterceli, il culto dell’hi-fi è tramontato.

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