Anni 60. Quando per Natale il must era il registratore a cassette col microfono

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Il primo riproduttore di compact cassette risale al 1963: fu ideato dalla Philips. Lanciato sul mercato nel 1965 come dispositivo per dettatura vocale progettato per uso portatile ebbe un successo enorme.

Cos’è il genio? È fantasia, intuizione, decisione e velocità d’esecuzione

L’idea alla base del lancio del registratore era semplice e geniale allo stesso tempo: includere le scomode (due) bobine del nastro in una piccola cassetta. Così, in un colpo solo, era eliminata la necessità di arrotolare il nastro e soppressi alla radice i numerosi inconvenienti dovuti alla struttura delle bobine stesse.

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Dettagli tecnici della cassette Stereo 7

La larghezza del nastro era di 3,81 millimetri (nominalmente 1⁄8 di pollice) e la velocità di scorrimento di 4,76 centimetri (1,875 pollici) al secondo. La riduzione determinava, ovviamente, una diminuzione della qualità del suono registrato, tanto che ne era consigliato l’utilizzo per la sola riproduzione/registrazione di voce e dettatura (considerata la risposta alle alte frequenze inferiore a 10 kHz e l’alto livello di rumore).

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L’evoluzione della musicassette

Nasceva così la rivoluzionaria Compact Cassette (o Musicassette o Stereo 7, alternativa all’ingombrante Stereo 8, di derivazione broadcast). Questa, nei primi modelli monofonici, consentiva di registrare una traccia per ogni senso di scorrimento capovolgendo la cassetta in un riproduttore di cassette in modo analogo a quanto avviene con i dischi in vinile. Come noto, in seguito si sarebbe passati alla stereofonia con due tracce per lato.

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Registratori in evoluzione

Un miglioramento delle prestazioni sul piano qualitativo ebbe luogo già alla fine degli anni 60, sia attraverso l’utilizzo di cassette stereo 7 più efficienti (prima al Cromo/CrO2, poi al Metallo), ma soprattutto per mezzo di testine tecnologicamente più evolute e separate, nonché grazie all’introduzione del sistema di riduzione del rumore Dolby.

Il microfono incorporato

Stessa evoluzione toccò allo scomodo microfono esterno, rapidamente sostituito da uno interno con una maggiore portata e sensibilità.

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Le batterie

I primi registratori erano dispositivi portatili a batteria con controllo automatico delle prestazioni, adatti per la dettatura e la registrazione. Tuttavia, dalla metà degli anni settanta i riproduttori di compact cassette con controlli manuali (dei livelli di tono, bilanciamento, ecc.) e indicatori VU (Volume Unit) divennero un componente diffuso degli impianti “stereo” ad alta fedeltà casalinghi.

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In pensione le bobine

Alla fine, i registratori a musicassette sostituirono gli ingombranti registratori a bobine, che non raggiunsero una elevata diffusione nelle abitazioni in quanto costosi e soggetti a particolari accorgimenti nell’inserire e nel riavvolgere il nastro. Una musicassette, infatti, poteva essere estratta in qualunque momento, indipendentemente dalla quantità del nastro che doveva ancora scorrere ed essere ascoltata, mentre prima di rimuovere una bobina occorreva riavvolgere il nastro.

Nastro da viaggio

Le cassette potevano inoltre essere usate in automobile e per applicazioni personali portatili (l’evoluzione sarebbe stato il walkman). Tanto che spesso chi le utilizzava registrava sul nastro delle canzoni in maniera tale da ottenere un “nastro da viaggio”.

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La diffusione

I registratori a cassette divennero presto di largo uso e ne furono progettate diverse versioni per applicazioni professionali, impianti casalinghi, e anche per l’uso in automobile, come riproduttore portatile. Dalla metà degli anni settanta alla fine degli anni novanta, il lettore di cassette fu lo strumento preferito per l’ascolto di musica in auto.

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