Anni 60-70. Noi, per cui il Calypso era, è e rimarrà sempre la nave per ricerche oceanografiche del capitano Jacques Cousteau

calypso

Ci sono nomi che accendono delle lampadine nella mente, come quella di Archimede Pitagorico. Calypso è uno di questi. Per chi è nato prima del 1975, Calypso è, anzitutto, il nome della nave per ricerche oceanografiche di un mito dei nostri tempi.
Parliamo, ovviamente, del capitano Jacques-Yves Cousteau (1910-1997). Cioè l’esploratore, navigatore, militare, oceanografo e regista francese che, con i suoi documentari televisivi e la sua avventurosa esistenza, ha affascinato generazioni di bambini, ragazzi ed adulti.

Calypso e Cousteau: una cosa sola

Per noi, la nave Calypso – anzi, Il Calypso – era Cousteau e viceversa. Nata con lui, scomparsa con lui nel 1997. Non è così: la nave ebbe, infatti, tre vite.

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Le tre vite del Calypso

Il Calypso è costruito a Seattle nel 1941 come dragamine della Royal Navy e rimane tale fino al 1947. Ha uno scafo in legno e svolge servizio attivo nel Mar Mediterraneo fino a quando è demilitarizzato e destinato al servizio civile come traghetto tra Malta e Gozo.

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Da dragamine a traghetto

In quell’occasione la nave è denominata Calypso, dal nome della ninfa omonima, la cui isola di Ogigia è associata a Gozo (e dove c’è la grotta omonima in prossimità della spiaggia di Ramla).

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Da traghetto a nave di ricerca

Nel 1950 il milionario irlandese Thomas Loel Guinness M.P. (1907-1989) acquista l’ex traghetto e lo affitta a Cousteau per il prezzo simbolico di un franco francese l’anno. Cousteau lo ristruttura e trasforma il Calypso in una nave da ricerca e base di supporto per le immersioni e le ricerche oceanografiche.

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Calypso tecnologico

Cousteau dota il Calypso di numerose apparecchiature per studi di oceanografia e biologia marina. Tra cui la famosa sala per osservazioni subacquee posta tre metri sotto della linea di galleggiamento che tante volte abbiamo visto nei documentari “L’uomo e il mare” del ricercatore.

Il presagio

Nel gennaio 1996 un presagio anticipa l’imminente scomparsa di Cousteau. Una chiatta accidentalmente sperona il Calypso nel porto di Singapore e l’affonda. Il relitto è successivamente trasportato nel porto di Marsiglia e, dopo un periodo di riparazioni, rimorchiato nel 1998 nel bacino di carenaggio del Museo Marittimo di La Rochelle, per farlo diventare un museo galleggiante.

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La burocrazia più forte delle tempeste

La burocrazia riesce tuttavia in quello che i mari di tutto il mondo non avevano voluto compiere: fermare il Calypso. Il carteggio amministrativo ritarda infatti per quasi un decennio la conclusione dei lavori di conversione. Nel novembre 2004 è stipulato un accordo fra la Carnival Cruise Lines e la Società Cousteau. La Carnival dichiara di voler ristrutturare il Calypso per una spesa complessiva di 1,3 milioni di dollari, per poi destinarlo al ruolo di Museo della Ricerca Oceanografica nelle Bahamas.

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La causa civile

A complicare la vicenda della nave ci si mettono però anche le carte bollate di un processo civile nel 2005. Le parti: la Società Cousteau, presieduta da Francine Cousteau (1946), seconda moglie di Jacques e – sul fronte opposto -, il figlio dell’esploratore Jean-Michel Cousteau (1938). Oggetto del contendere, naturalmente, l’eredità della famosa imbarcazione.
La Società Cousteau vince la causa e anticipa di voler mandare la Calypso negli Stati Uniti per le necessarie riparazioni.

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Il Calypso oggi

Tuttavia, i piani cambiano e l’11 ottobre 2007 la nave salpa da La Rochelle per essere restaurata presso i cantieri navali Piriou a Concarneau, dove arriva il giorno dopo. Il Calypso è salvo, sopravvissuto al suo capitano.

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