1970. La GAF recupera un visore degli anni ’30 e lancia il View-Master: la Virtual Reality ante litteram

View-Master

Quando nel 2015 Mark Zuckerberg ha acquistato Oculus, azienda leader dei visori per la Virtual Reality, pochi hanno ripensato agli anni ‘30 o agli anni ‘60.
Eppure dagli anni ‘30 in poi il miraggio delle immagini immersive tridimensionali è stato costantemente riscoperto sotto diverse forme e incarnazioni, la più famosa delle quali è il View-Master.

La costante

Con una sola costante: le grandiose previsioni di successo dei prodotti in questione non si sono mai avverate. 

view-master

Cos’è il View-Master 

Il View-Master è stato uno dei primi strumenti a portare il 3D al grande pubblico.
Si trattava di un semplice visore con due oculari che permetteva la visualizzazione di immagini statiche tridimensionali. Ciascuna immagine era composta di due fotogrammi: uno per l’occhio destro, uno per il sinistro.
 

view-master

La storia del View-Master. 

Il View-Master fu inventato nientemeno che da un supporter tedesco del Führer, tal William Gruber. Questi lo propose alla società specializzata in cartoline Sawyer’s. La quale vide nel View-Master una potenziale evoluzione del business delle cartoline stesse.

Poco appeal

Le immagini tridimensionali messe in vendita si rivelarono purtroppo di limitato appeal. Erano infatti fotografie di atleti, panorami, animali rari e, in occasione del Natale, di grandi presepi in rilievo. 

La Disney

Il successo arrivò solo alla fine degli anni ‘50 quando la Sawyer’s riuscì ad assicurarsi un contratto con la Disney. E poté, quindi, proporre la visione di Paperino, Topolino e degli altri personaggi creati da Walt Disney. 

View-Master

La distribuzione in Italia

Nel 1966 il prodotto fu rilevato dalla General Aniline Film Corporation (GAF), un’azienda specializzata in coperture di immobili che negli anni ’70 produsse anche pellicole fotografiche e proiettori.
La GAF avviò la produzione del View-Master su larga scala e la sua commercializzazione anche in Europa, inclusa l’Italia.

  • 70-80.it app

Super8

É proprio grazie a questa integrazione che si sviluppò nel nostro paese un mercato complementare a quello dei Super8. Accanto ai filmini in Super8, che permettevano la visualizzazione di immagini in movimento, si ebbe, da quel momento, anche la possibilità di creare una versione delle stesse immagini statica, ma tridimensionale.

Un incredibile proiettore 

Non fu invece mai distribuito in Italia l’incredibile proiettore 3D sviluppato dalla Sawyer’s. Questo utilizzava il sofisticato sistema delle lenti polarizzanti, lo stesso del RealD cinema. E come per le proiezioni dei film necessitava di un silver screen e di occhiali con lenti polarizzate. Nonché di una lampada da 500W, con relativa rumorosissima ventola. 

View-Master

Il software del View-Master 

Il software del View Master era composto da coppie di immagini trasparenti montate su un disco di cartone. Ogni disco conteneva solo 14 immagini, pari a 7 scene tridimensionali. Un’apposita leva permetteva di avanzare nella storia. 

  • Alexa: apri Musica 70 80!
    Pubblicità

Storie brevi 

Con sole sette immagini per disco le storie proposte erano necessariamente brevi. Anche facendo i disc jockey (spesso le storie erano multi-disco) il tutto si esauriva in pochi minuti. Inoltre, non era previsto nessun tipo di supporto sonoro ed era impossibile leggere le storie sui libretti allegati in quanto lo sguardo era già occupato dal visore.

Gulp!

Causa la dimensione minuscola delle immagini visualizzate, era infine impossibile includere fumetti direttamente nell’immagine principale (tranne, forse, il classico Gulp!). 

  • MCL Avvocati Associati
    Pubblicità

Il problema del 3D 

Il View-Master soffriva poi del problema che ha sempre afflitto ogni tecnologia tridimensionale, inclusi i recenti film 3D digitali: il senso di vertigine e il rapido affaticamento. Si trattava, dunque, di uno di quei regali di Natale destinati ad essere riposti in un cassetto la sera stessa del 25 dicembre. Anche perché, dopo aver visto le tre storie con cui veniva venduto, non si sapeva più cosa guardarci. Né l’oggetto si prestava ad usi alternativi. 

Gli eredi del View-Master 

Nel corso degli anni del nuovo millennio (2010-2019) sono state introdotte sul mercato quelle che possono essere definite a tutti gli effetti due varianti moderne del View-Master: il Card Board di Google e l’Oculus di Facebook. Entrambi si propongono la visualizzazione di contenuti tridimensionali in una versione interattiva moderna detta “realtà aumentata”.

Card Board

Il primo altro non è che un semplice oggetto in cartone dotato di due lenti e dell’alloggiamento per uno smartphone. L’idea è che sul cellulare siano visualizzate delle coppie di immagini, una per ogni occhio, attraverso la divisione dello schermo in due parti. Il successo di mercato è stato limitato, come possiamo facilmente rilevare osservando la scarsa quantità di contenuti su YouTube (qui un esempio)  

Oculus

A differenza del semplice Card Board di Google, Oculus è un oggetto ultra high-tech. Le prime versioni avevano addirittura bisogno di un collegamento dedicato a PC dotati di carte grafiche molto potenti.  

VR non ha futuro

Oculus si è successivamente evoluto diventando autonomo, ma senza mai trovare una killer app. Jack McCauley, uno dei suoi creatori ha addirittura recentemente affermato che la VR forse non ha futuro.
Il motivo principale?  “La sensazione di nausea che prende la gente quando indossa il visore 3D”.
 (M.H.B per 70-80.it)

  • Qui Radio Libere
    pubblicità