1957: nasce Cocco Bill il pistolero che combatte i cattivi in un folle West accompagnato dal salame….

Cocco Bill

La prima apparizione del personaggio Cocco Bill, realizzato da Benito Jacovitti (1923-1997), ha luogo il 28 marzo 1957 sul numero d’esordio de Il Giorno dei Ragazzi, supplemento settimanale de Il Giorno, dove viene pubblicato per circa un decennio. La pubblicazione del fumetto continuerà dal 1968 sul Corriere dei piccoli e poi dal 1972 sul Corriere dei ragazzi e, infine dal 1987, su Il Giornalino, dove continuerà a essere pubblicato anche dopo la morte dell’autore, avvenuta nel 1997.

Il lancio di Carosello

Cocco Bill, tuttavia, diverrà tra gli anni 60 e 70 un’icona tra i ragazzi anche grazie ai passaggi pubblicitari in tv nel contenitore Carosello, dove il cow boy italiano pubblicizzava i gelati Eldorado e, successivamente, nel collettore di cartoni non animati SuperGulp di cui abbiamo già parlato su queste pagine.

Cocco Bill

Il fantastico West di Cocco Bill

Ambientato in un Far West assurdo ed incoerente («Siamo nella seconda metà del secolo scorso e le vicende del nostro si svolgono nel leggendario far west. Arizona? Texas? Colorado? Fate voi, ragazzi. L’essenziale è che sia far west!»), Cocco Bill è un abile pistolero che, sul suo inseparabile cavallo Trottalemme, dà la caccia a delinquenti occasionali o abituali. Tra questi ultimi si annoverano i ricorrenti nemici Bunz Barabarunz e i sette Kuknass Brothers.

La camomilla e il dialetto milanese degli indiani Piedi neri

Cocco Bill, la cui imprecazione tipica è “Mondo pistola!”, al bancone del saloon ordina camomilla in luogo del whisky e resiste alle continue avance della spasimante non corrisposta Osusanna Ailoviù.
Anticipando un modello che dodici anni dopo sarà poi impiegato efficacemente da Magnus & Bunker in Alan Ford, Jacovitti fa parlare ai suoi personaggi idiomi dialettali italianizzati.
In Cocco Bill ciò avviene con gli indiani Ciriuàcchi e i Piedi Neri, nativi americani le cui strane lingue, alla lettura, suonano rispettivamente come un simil-napoletano (per esempio “ahó viscepà, iovoio quaiò! oquaiò kaimagnà“!, cioè “ehi, viso pallido, io rivoglio il quaglione che hai mangiato“) e un simil-lombardo.

Cocco Bill

L’enigmatico salame

Nel folle mondo di Jacovitti un elemento ricorrente è quello del mezzo salame “nascosto” nelle tavole, dove compare a volte come essere vivente con mani e piedi, in altre nascosto tra elementi di contorno (cactus, elementi d’arredo, ecc.). Cosa simboleggiasse nel complesso universo jacovittano è stato oggetto di numerose ipotesi, anche in considerazione delle idee piuttosto rivoluzionarie dell’autore (a livello politico considerato del genere “contro”).

Cocco Bill

Ho inserito il salame perché un giorno qualcuno mi chiedesse cosa significava….

Questa la geniale risposta data dallo stesso Jacovitti, prima della morte, ad un giornalista che gli chiese conto del significato dei salami e dei lucchetti disseminati nelle vignette
«Sì, Eco, Del Buono e altri hanno detto che erano riferimenti a qualche mia disfunzione sessuale, oppure che erano frutto d’una mia fissazione. In realtà, il sesso non c’entra. A quei tempi pensavo: un giorno qualcuno del Giorno mi domanderà: “Perché disegnava quei salami?”. E io risponderò: “Perché pensavo che qualcuno del Giorno un giorno mi avrebbe domandato…”», rispose Jacovitti all’intervistatore.

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