Anni 60 e 70. Le cerbottane e i bussolotti/cartoccetti (con la variante delle palline di stucco o carta bagnata)

cerbottane

Il gioco delle cerbottane era un sapiente mix di nozioni scientifiche da strada, lungo apprendimento e affinamento tecnico. Tra equilibrio della lunghezza della canna; del diametro della stessa in relazione a quello del cono del bussolotto/cartoccetto; dimensione delle strisce di carta (con consapevolezza della differenza in funzione della periodicità del giornale di provenienza); pH della saliva passata con maestria Zen.

A vedere le foto sembra facile. Ma, credeteci sulla parola, non lo era

Giocare con le cerbottane (o cannucce) era una vera e propria arte. Uno sport dove nascevano maestri ed eccellevano primatisti.

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L’arte dei maestri delle cerbottane

Noi che siamo stati ragazzi negli anni ’50, ’60, ’70, ricordiamo bene quel delicato equilibrio tra minuziosa fase preparatoria e successiva potenza di fiato.

I bussolotti/cartoccetti

Novelli Indios dell’Amazzonia, sapevamo bene che la prima abilità risiedeva nel confezionare le “frecce” di carta (definite anche bussolotti e cartoccetti), conoscendo scientificamente la profonda differenza tra quella (leggera) dei quotidiani, quella (più spessa) delle riviste e quella dei quaderni a righe o quadretti. Anche la dimensione delle strisce di carta con cui confezionare bussolotti/cartoccetti aveva ovviamente il suo rilievo, così come il dosaggio della saliva (cogliendone il pH) che fungeva da collante.

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Potenza polmonare

La seconda dote cui ambivamo noi ispirati dai programmi della Tv dei Ragazzi o dai film dell’oratorio, consisteva nel calcolare, perfettamente, il diametro della base del cono, affinché l’attrito con la canna non frenasse il lancio.
Sincerandosi però, al contempo, che l’assenza di sufficiente pressione (per scarsa aderenza alla superficie interna delle cerbottane) determinasse la perdita della spinta propulsiva …polmonare.

Fase preparatoria

I bussolotti/cartoccetti venivano preparati preventivamente in forma numerosa e trovavano spesso alloggio in una specie di cartucciera.

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Le palline di stucco o di carta bagnata

In alternativa ai bussolotti/cartoccetti c’erano le palline di stucco (più difficile da trovare) o di carta bagnata (più alla portata). Queste ultime perfette per le minicerbottane costituite dai contenitori di plastica delle penne Bic per sparare palline sui compagni di classe seduti nei banchi davanti.

Evoluzione della specie

L’interesse per le cerbottane (i cecchini più abili ne portavano due: una lunga ed una corta) non sfuggì ai produttori di giocattoli che realizzarono versioni via via più sofisticate. Come quella a doppia o tripla canna, con mirino ed impugnatura. In qualche caso dotate anche di proiettili di plastica alternativi alle munizioni autocostruite.

 

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