1975. Gli italiani impazziscono per il razzismo al contrario dell’insopportabile George Jefferson, titolare delle omonime lavanderie

Jefferson

Dissacrante e travolgente: il razzismo al contrario di George Jefferson, insofferente, intollerante, intransigente, insopportabile, inimitabile, insuperabile protagonista indiscusso della fiction che portava il suo cognome ha fatto storia. Un esempio su tutti, alla battuta del vicino di casa Tom, bianco sposato alla nera Helen: “Devo aggiustare il televisore, l’immagine non ha il colore“, la risposta di George è: “Non mi stupisce, voi due siete abituati al bianco e nero“.

Diversi e perfetti

Tanto diversi, quanto in simbiosi, George (Sherman Alexander Hemsley, 1938-2012) e Louise Jefferson (Eloise Gwendolyn Sanford, 1917-2004) sono stati i protagonisti di uno dei telefilm USA più apprezzati in Italia sin dalla prima apparizione nel dicembre 1975, dopo meno di 11 mesi dalla prima americana.

253 episodi per 11 stagioni

La programmazione de I Jefferson è proseguita con sostanziale immutato gradimento con nuovi episodi (in totale 253 per ben 11 stagioni) fino al 1986, anno dal quale sono seguite innumerevoli repliche fino ai giorni nostri.

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Le lavanderie

La sitcom I Jefferson (il secondo dei quattro spin-off della serie tv Arcibaldo – All in the Family), ruota intorno alle vicende di George, scorbutico proprietario di una catena di 7 lavanderie e di sua moglie Louise (Weezy), casalinga e volontaria in un consultorio. L’associazione Lavanderie/Jefferson fu così forte negli italiani, che negli anni 80 si contarono nel nostro Paese almeno 200 esercizi chiamati Lavanderie Jefferson (alcune esistono tuttora, come quella di Gravellona Toce, in provincia di Verbania).

Arricchito

Partito da zero e diventato ricco grazie alla sua caparbietà ed al suo acume, George Jefferson è razzista a tutto tondo: non sopporta nessuno. Dagli odiati ex vicini di casa, i Bunker, agli attuali (Tom ed Helen Willis, come detto, copia interraziale e il bistrattato inglese Mr Bentley), dal portiere del palazzo Ralph Hart, dove ha il suo continuamente esaltato attico, al barista Charlie, ma soprattutto George non tollera la colf (di colore) tanto cara alla moglie, Florence (Margaret Theresa Bradley, 1931), che del resto ricambia il sentimento, indifferente alle continue minacce di licenziamento dell’imprenditore, immediatamente neutralizzate dalla moglie, innescando siparietti esiliranti. Oggetto della scarsa sopportazione di George è anche la fidanzata (poi moglie) dell’adorato figlio unico Lionel, Jenny Willis (figlia dei vicini del piano di sotto dei Jefferson).

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