1969. Pochi lo sanno ma in Friuli in piena guerra fredda si tenta l’esperimento Operazione Atlantide: creare una città subacquea sotto un lago

operazione atlantide

Trasaghis è un piccolo comune italiano (2109 abitanti) in provincia di Udine. Lì vicino, c’è il Lago di Cavazzo (conosciuto anche come Lago dei Tre Comuni), il più esteso lago naturale del Friuli Venezia Giulia. Il lago in questione, famoso in regione per le sue fredde acque cristalline circondate dal verde, fu oggetto – e questo è incredibilmente poco noto –  nel 1969 (in prossimità dello sbarco del primo uomo sulla Luna) di un esperimento scientifico visionario, denominato Operazione Atlantide, condotto, in piena Guerra fredda, sotto la supervisione della politica e dei militari.

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Paura di un’escalation della Guerra fredda

Allora come ora, si temeva l’escalation del confronto tra USA e URSS nella direzione di un conflitto nucleare e i timori legati a scenari cupi portarono a valutare la bizzarra possibilità di testare la vita in una città subacquea.

Mecarozzi

Così Luciano Mecarozzi (1939-2020), giornalista politicamente schierato a destra (che 7 anni dopo sarebbe divenuto famoso per aver dato informazioni utilissime alla popolazione con la sua Radio Effe in occasione del tragico terremoto del Friuli), fondatore e presidente del Centro Italiano Soccorso Grotte – Sezione Sperimentale Ricerche Subacquee di Udine, insieme all’Esercito Italiano, alla Marina Militare, all’Università degli Studi di Trieste e dell’Aquila, ai ministeri dell’Interno e della Difesa, all’ENI, al Consiglio Tecnico Scientifico della Difesa e all’Ospedale Santa Maria della Misericordia di Udine, organizzarono un incredibile esperimento.

Operazione Atlantide

La Operazione Atlantide, presentata nel gennaio del 1969, si basava sulla “costruzione della prima città subacquea al mondo (…), di speciali contenitori e abitacoli che consentiranno la vita subacquea a tempo indeterminato a un gruppo di 12 sommozzatori”.

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L’obiettivo

Il target era testare, in un ambiente strutturato, la possibilità che esseri umani sarebbero stati in grado di svolgere lavori subacquei vivendo per più giorni sott’acqua, abbattendo i tempi per le fasi di compressione e decompressione durante l’immersione e l’emersione.

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20 milioni non bastano

Per la sua Operazione Atlantide, Mecarozzi ottenne dalla Regione FVG un contributo di 20 milioni di lire e il supporto di alcuni sponsor. Anche se la maggioranza dei fondi necessari furono raccolti grazie all’autotassazione dei partecipanti, in gran parte già membri del CISG.

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12 sommozzatori…

I 12 sommozzatori chiamati a partecipare all’esperimento furono chiamati “acquanauti“ (non soprannominati: nei documenti sono proprio definiti tali!). Il team di sperimentazione doveva vivere per lunghi periodi dentro 5 moduli cilindrici (dotati di nomi curiosi come: Cane-Topo, Alfa Tau e Drago II), pensati specificamente per la vita in fondo al lago, svolgendo al contempo lavori manuali per testare i parametri fisici. I cilindri erano tenuti a una profondità stabile, vincolati a cavi d’acciaio e a contenitori che facevano da zavorra.

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I 5 cilindri

Ogni modulo abitativo era dotato di un dispositivo per comunicare con la terraferma attraverso le linee telefoniche nazionali e di un sistema di telecamere a circuito chiuso per il monitoraggio del personale.

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… più o meno professionisti

La Operazione Atlantide, apparentemente di alta levatura scientifica, fu in realtà condotta con grande approssimazione. Tanto per cominciare, del gruppo facevano parte una minorenne (una ragazza di 17 anni) e un autostoppista reclutato per caso.

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Gli spiriti

Mentre uno dei sommozzatori – si seppe dopo – era uso dormire con un coltello di fianco. Forse per proteggersi dagli spiriti con cui dichiarava di parlare durante i periodi in immersione nei moduli.

Esperimento (poco) scientifico, ma (molto) pericoloso

Non solo. Nelle uscite sul fondo del lago, gli acquanauti, con spregio di qualsiasi norma di sicurezza, raccoglievano di frequente alcune delle numerose bombe inesplose della Seconda Guerra Mondiale, che giacevano sul fondo del lago, portandole in superficie dove venivano fatte brillare dagli artificieri.

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Operazione Atlantide: fase I e fase II

La Operazione Atlantide fu divisa in due fasi lungo due anni e mezzo: la prima dall’estate 1969 (il 3 agosto fu presentata ufficialmente alle autorità civili, militari e religiose) e la seconda nel corso del 1971. L’elevata superficialità scientifica con cui fu condotto l’esperimento, lo catalogò tra gli studi di scarsa rilevanza e di validità marginale.

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Ispirata ai film degli anni ’50 e ’60

Eppure l’idea era suggestiva: costruire una città subacquea, sul modello di quelle in voga nei film, serie, o cartoon di fantascienza degli anni ’50 e ’60 (Sealab, di cui ci siamo già occupati su queste pagine è del 1972).

Tracce della Operazione Atlantide

Oggi, sul Lago di Cavazzo, non sono rimaste tracce della Operazione Atlantide. Almeno in evidenza. Perché, sotto, i cilindri ci sono ancora.

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