Anni 70. C’era una volta il bigliettaio, autentica bestia nera dei furbetti che tentavano di viaggiare senza titolo di viaggio

Bigliettaio

Una figura ancora cara nei ricordi di quelli che prendevano autobus e tram per andare a scuola o a lavoro. Il bigliettaio era preposto a far rispettare l’ordine all’interno del mezzo pubblico, ancor più dell’autista, il cui unico compito era appunto guidare, evitando il più possibile ogni tipo di scossone.

I mezzi pubblici oggi

Una bella differenza rispetto a oggi. L’autista si è fatto carico di responsabilità di cui probabilmente farebbe volentieri a meno, che esulano un po’ dalla sua principale attività. L’azione dei controllori ha solo in parte ridotto il numero dei trasgressori.

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Avanti c’è posto

Il film del 1942 Avanti c’è posto diretto da Mario Bonnard (1889-1965), contribuì a rendere famoso Aldo Fabrizi (1905-1990) che interpretava proprio il ruolo di bigliettaio nell’Azienda dei trasporti romana, in piena Seconda Guerra Mondiale.

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Celebre esortazione

Il titolo del film, si rifaceva alla classica esortazione che i bigliettai erano soliti comunicare ad alta voce ai passeggeri, nei momenti di maggiore affollamento.

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Seduto in fondo

Il bigliettaio si trovava seduto nella parte posteriore del mezzo pubblico, in prossimità dell’entrata. I passeggeri appena saliti se lo trovavano subito davanti, per cui era buona creanza avere già in mano la somma necessaria  a pagare il biglietto, pochi spiccioli, onde evitare che si formasse l’ingorgo di persone in attesa di corrispondere il dovuto a loro volta.

I soliti furbetti

Per dirla tutta, la folla dell’ora di punta contribuiva a creare quel tanto di confusione che permetteva ai furbetti del bigliettino di farla franca e passare con disinvoltura, senza aver pagato. Il bigliettaio doveva avere quindi l’occhio vigile, in grado di individuare il portoghese (con questa espressione idiomatica si definiva fino a qualche tempo fa chi usufruiva di un servizio senza pagarlo).

    Gli studenti

    Molti erano, come oggi, studenti. Risparmiare per qualche giorno i soldi del biglietto, consegnati ogni mattina dalle mamme, permetteva di mettere da parte un discreto gruzzoletto da spendere nell’acquisto di gomme da masticare, dolci vari e figurine. Non sempre andava bene: se il bigliettaio ti beccava, dovevi tacere, arrossire e pagare.

    Sempre in divisa

    Il bigliettaio indossava la divisa dell’Azienda Municipale della sua città e l’immancabile cappello con visiera, che lo rendeva subito riconoscibile.

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    La postazione

    Sedeva in una postazione dotata di ripiano diviso a comparti, dove collocare gli spiccioli e le banconote in base al valore, per velocizzare la procedura di acquisto e la consegna del resto.

    I titoli di viaggio

    Il funzionario teneva inoltre dei piccoli mazzi di biglietti e la perforatrice con cui punzonarli, per renderli inutilizzabili nei viaggi successivi. In alcune regioni i bigliettai usavano un’emettitrice di titoli di viaggio. A fine servizio il ripiano portasoldi veniva chiuso grazie a una leva, che faceva scattare la cerniera di legno.

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    Addio bigliettaio

    A metà degli anni ’70 le Aziende di Trasporto Municipalizzate decisero, per far quadrare i bilanci, di togliere la figura del bigliettaio.

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    Roma…

    A Roma, nei primi anni ’80, solo alcune linee di tram li conservarono, per poi scomparire del tutto nel 1983.

    … e Milano

    A Milano si ha notizie degli ultimi tram dotati di bigliettaio risalenti al marzo 1974.

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    Podcast

    Qui per ascoltare il podcast dell’articolo. (E.M per 70-80.it)


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