In realtà la registrazione di Imagine, il capolavoro pacifista di John Lennon (1940-1980) del 1971, è stereo fin dall’inizio e non è frutto di adattamento successivo. Eppure, ascoltandola, si può avere la netta impressione che dopo 31 secondi il suono improvvisamente si allarghi.
Dietro quella sensazione c’è una scelta precisa di arrangiamento, che, secondo quanto raccontò il batterista Alan White (1949-2022), futuro componente degli Yes, nacque durante le sessioni.
I (presunti) 30 secondi mono

È stereo fin dall’inizio
La versione originale del 1971 fu missata in stereo da John Lennon, Yoko Ono (1933) e Phil Spector (1939-2021). L’impressione iniziale dipende soprattutto dall’arrangiamento: pianoforte e voce concentrano la scena sonora, che viene quindi percepita come molto stretta, mentre quando arrivano gli altri strumenti, cambia la percezione dello spazio.
La documentazione ufficiale relativa alle sessioni conferma peraltro una circostanza interessante: la costruzione progressiva del brano fu voluta.
L’idea di Alan White
A raccontare come nacque quella soluzione fu Alan White, batterista di Imagine e futuro componente degli Yes. Nelle prime esecuzioni il gruppo accompagnava Lennon già dall’inizio. White, ascoltandolo suonare da solo al pianoforte, suggerì invece di lasciargli il primo verso senza l’accompagnamento della band. Lennon e Spector accolsero l’idea e il risultato è quello che conosciamo: un’apertura raccolta e una successiva espansione dell’arrangiamento. Ed è proprio quest’ultima a rendere improvvisamente molto più percepibile anche la dimensione stereofonica.

Nessun interruttore mono/stereo
Quindi non esiste un punto nel quale qualcuno “accende” lo stereo, ma un’incisione stereofonica che, nella prima parte, presenta una scena sonora particolarmente concentrata e che successivamente si amplia con l’ingresso dell’accompagnamento. Un effetto ancora più evidente con le cuffie e che può cambiare leggermente a seconda della versione ascoltata: di Imagine esistono infatti l’originale del 1971 e successive rimasterizzazioni nelle quali la disposizione spaziale degli elementi non è necessariamente identica.
Passaggio dall’individuo all’umanità: suggestivo, ma indimostrato
Quanto all’idea che questa apertura rappresenti simbolicamente il passaggio dall’individuo all’umanità evocata dal testo, è una lettura affascinante. ma non risulta documentato che Lennon, Ono o Spector l’abbiano concepita con questo significato. La cosa documentata è più semplice: volevano che l’accompagnamento della band entrasse successivamente. E a oltre cinque decenni di distanza quell’ingresso riesce ancora a farci credere, per qualche istante, che qualcuno abbia appena aperto lo stereo.
Podcast
Qui per ascoltare il podcast. (M.L. per 70-80.it)
Pubblicità

