1969. Cavandoli inventa la Linea: l’omino che “cerca Lagostina e qui la trova” imprecando e ridendo nel suo grammelot

La linea

Avrebbe dovuto chiamarsi Mr Linea, poi Agostino Lagostina; ma alla fine tutti lo conobbero col più ortodosso La Linea.
Era il 1969 quando l’animatore, regista e fumettista italiano Osvaldo Cavandoli (1920-2007) creò un semplice disegno che venne proposto alle agenzie che lavoravano per il contenitore pubblicitario televisivo Carosello.

Tutto il mondo in una linea

Basato su una linea virtualmente infinita in cui era compreso un nasuto omino che sviluppava la sua vita interagendo con persone e cose che si formavano sul prosieguo del tracciato senza che la penna (con cui l’omino a volte si rapportava imprecando) si staccasse dal disegno, il cartone animato piacque in particolar modo all’ingegner Emilio Lagostina.

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Lagostina la vuole per sé

Quest’ultimo, collezionista d’arte oltre che titolare della famosa azienda di pentole a pressione, volle a tutti i costi il fumetto per la promozione dei suoi prodotti.
«Chi è Agostino? Un piccolo uomo vivace, dal naso realmente espressivo, con tutte le istanze e le preoccupazioni della vita moderna. Figlio di una matita e di una mano» fu la descrizione data in occasione della presentazione ufficiale del cartone animato.

La parlata caratteristica

Disegno al quale venne associata la voce di Carlo Bonomi (1937), che gli fornì una parlata onomatopeica dal vago accento milanese, su una colonna sonora jazz curata da Franco Godi (1940) e Corrado Tringali ispirata al celebre brano del 1973 “Io cerco la Titina” di Gabriella Ferri.

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Si può sapere cosa cerchi?

Lo spot terminava sempre con la mano (reale) del disegnatore che toccando La Linea, chiedeva: “Ehi, ma si può sapere cosa cerchi?”, cui seguiva la risposta con jingle corale: “Lui cerca Lagostina, la cerca e qui la trova!

Il personaggio

L’omino de La Linea non parla, ride, sorride, grida, borbotta ed impreca contro il suo autore in un  linguaggio incomprensibile, una sorta di grammelot in cui non è difficile riconoscere alcune estemporanee espressioni in dialetto lombardo (“ma cusa l’è?!”).
Anche lo stato emotivo si desume, in questo caso dai colori degli sfondi, esaltanto la comunicazione non verbale che da sempre è la caratteristica de La Linea.

 

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